Ottobre 2008 – In occasione dei sempre – purtroppo – più frequenti casi di truffe alimentari, Confconsumatori conferma il proprio impegno e vuole spiegare, in modo chiaro e sintetico, questo problema così complesso, che il sottoscritto, unitamente all’avv. Luca Baj, ormai da anni sta seguendo. Attualmente, l’Associazione è tra le poche che si stanno occupando di sicurezza alimentare e sta lottando su più fronti.

La prima azione legale in sede penale è stata esercitata dalla Confconsumatori presso la Procura della Repubblica di Bologna, in occasione dello scandalo delle c.d. “uova marce” (clicca QUI ). E’ stata, infatti, inoltrata formale richiesta al Procuratore Capo, chiedendo di conoscere determinati elementi di indagine coperti da segreto istruttorio, in particolare quali fossero, allo stato, i nomi delle aziende che avevano acquistato, a diverso titolo, i sottoprodotti delle imprese poste sotto sequestro e cioè Fattorie Caiconti, Biovo, Uovadoro, Volcar Angonova, Agricola Trevalli, Fattorie Guglielmi e Bionature Agroalimentari. Il risultato è stato sorprendentemente positivo, dal momento che la procura ha messo a disposizione della Confconsumatori addirittura l’ordinanza di custodia cautelare per i vari amministratori delle aziende e nella quale si faceva riferimento, inoltre, ai nomi delle aziende che potevano essere venute a contatto con quelle incriminate. Nella stessa istanza, si chiedeva all’ufficio procedente di riferire al difensore di Confconsumatori se i sequestri disposti dagli inquirenti avessero investito, oltre ai prodotti delle aziende coinvolte nell’indagine, anche quelli delle imprese che in qualche modo avessero trasformato, utilizzato e commercializzato tali derivati. Si chiedeva in ultimo di disporre dei sequestri cautelativi e preventivi su tutti i prodotti che potessero, all’epoca, residuare sul mercato. Siamo in attesa che le indagini su questo procedimento giungano ad una conclusione e che venga disposto il rinvio a giudizio di tutti i soggetti interessati nella vergognosa vicenda. Certamente Confconsumatori giocherà un ruolo attivo all’interno del processo che verrà instaurato.

Analoga richiesta è stata inoltrata alla Procura della Repubblica di Caserta in occasione della incresciosa vicenda delle mozzarelle di bufala infette nonché dei bovini dopati (clicca QUI ). Anche per questi processi siamo in attesa di conoscere l’esito delle indagini e l’eventuale rinvio a giudizio dei responsabili.

Di recente ci siamo interessati anche della vicenda dei c.d. “Formaggi Avariati” (clicca QUI ). In questa sede Confconsumatori, per il tramite dei propri legali, ha provveduto ad inoltrare alla Procura della Repubblica di Cremona (organo procedente assieme alla Procura di Piacenza) una precisa richiesta di essere informati della lista dei clienti dell’azienda incriminata (che originariamente risultava essere la Delia, con sede a Monticelli D’Ongina), poiché ciò rispondeva ad un preciso interesse della collettività e, nel contempo, rappresentava un diritto dei singoli ad essere informati su vicende che in qualsiasi modo potessero incidere sul bene giuridico “salute pubblica”. Abbiamo inoltre domandato a gran voce, in questo caso, che venissero effettuati dei controlli a campione dei prodotti delle aziende utilizzatrici finali degli alimenti contraffatti e commercializzati dall’azienda indagata e, in caso di positività riscontrata, abbiamo chiesto con fermezza che venissero operati i sequestri di tutti gli alimenti che fossero risultati contaminati. Orbene, stiamo faticando a scardinare i gravi limiti che il nostro codice di procedura ci impone in tema di segreto istruttorio nella fase delle indagini preliminari, ma abbiamo ribadito con assoluta decisione, in tutte le procure del nostro territorio nazionale, che il diritto alla salute deve sempre prevalere. Abbiamo affermato sempre che, nell’ottica di un bilanciamento di interessi, abbia una rilevanza maggiore la salvaguardia di due principi cardine del nostro ordinamento giuridico quali la salute pubblica e l’informazione , rispetto alla protezione di notizie, la cui divulgazione, non sarebbe comunque astrattamente idonea a cagionare un danno agli inquisiti. Si è sottolineato, in tutte le nostre azioni legali, che la divulgazione dei nomi dei clienti delle aziende incriminate non sarebbe finalizzata ad aprire una “caccia alla streghe” indiscriminata, ma soltanto a permettere al consumatore maturo e consapevole di orientare le proprie scelte di acquisto, consentendo, comunque, alle imprese coinvolte indirettamente di fornire le rassicurazioni che si impongono in vicende di così grande importanza per la salute di tutti . E’ di questi giorni la notizia che Galbani ha visto porre sotto sequestro uno dei propri stabilimenti e rimosso le figure apicali che lo amministravano proprio in relazione alla vicenda dei formaggi avariati. Ciò sta a significare che le procure sono molto attente a questa tipologia di reati e che la nostra azione serve da pungolo costante all’attività di indagine degli organi competenti. Molto ancora bisognerebbe fare per adeguare il nostro codice penale, nonché quello di rito, alle sempre maggiori richieste di protezione della materia alimentare ed ai continui scandali a cui assistiamo ogni giorno. E’ necessario, inoltre, che ai consumatori siano accessibili informazioni chiare e trasparenti, per poter operare le proprie valutazioni e scelte in modo responsabile e consapevole. Per questo Confconsumatori si è mossa e continua a muoversi attivamente con una serie di iniziative, non solo giudiziarie, sfruttando appieno gli strumenti a propria disposizione di educazione all’alimentazione, di informazione e di tutela.

avv. Luca Panzeri – Confconsumatori Lombardia