Come è noto, la legge 24 dicembre 2007 n. 244 ha modificato il cosiddetto Codice del consumo (dlgs n. 206/2005), inserendo l’articolo 140 bis che disciplina l’azione collettiva risarcitoria. Il nuovo articolo 140 bis del Codice del consumo rappresenta certamente una novità per l’ordinamento giuridico italiano. Tale novità può essere analizzata da due differenti prospettive: una prima prospettiva è quella che possiamo definire, in senso lato, politica, mentre la seconda è quella più strettamente giuridica. L’inserimento all’interno dell’ordinamento nazionale di una disciplina in materia di azione collettiva può rappresentare per il nostro Paese un’opportunità sia per quanto riguarda il rapporto associazioni  – cittadini, sia per quanto riguarda una maggior attenzione delle imprese nei confronti dei consumatori . In primo luogo è opportuno precisare il significato e l’obbiettivo di una normativa in materia di cd. class action. Siamo infatti di fronte ad un nuovo strumento che l’ordinamento giuridico mette a disposizione della collettività con il fine di far valere al meglio i diritti che altre norme del medesimo ordinamento prevedono a favore dei singoli consumatori. Non siamo di fronte ad una normativa che crea nuovi diritti sostanziali, ma ad una disciplina che intende rendere più efficaci i diritti già previsti dall’ordinamento . Semplificando, possiamo così sintetizzare: i diversi diritti sanciti dall’ordinamento sono la voce, l’azione collettiva è l’altoparlante di tale voce, il microfono per amplificare l’efficacia dei diversi diritti di cui sono già titolari i cittadini.

Per quanto riguarda la legittimazione a promuovere l’azione risarcitoria collettiva, la formulazione della norma è assai ampia, non sembrando escludere, a priori, neppure le formazioni politiche. È auspicabile, tuttavia, che la nuova disciplina non diventi, magari in situazioni particolari, uno strumento di lotta politica.

Per quanto riguarda, invece, la ratio della disciplina riteniamo che uno dei successi più importanti che la normativa in materia di azione collettiva potrà conseguire è quello di spingere le imprese ad adottare comportamenti  virtuosi nei rapporti con i consumatori e con gli utenti . L’azione collettiva risarcitoria dovrebbe diventare un deterrente per spingere le imprese  ad eliminare o modificare comportamenti illegittimi o comunque non improntati al rispetto dei principi di correttezza e buona fede. Affinché ciò accada, l’azione collettiva risarcitoria deve, al momento dell’applicazione pratica, dimostrarsi uno strumento di provata efficacia. Ad oggi, è assai difficile ipotizzare quali potranno essere gli effetti pratici della nuova disciplina; in ogni caso, a nostro parere, è necessario che le diverse associazioni dei consumatori sappiamo sfruttare al meglio questa opportunità.

Il mondo dell’associazionismo consumeristico nazionale dovrebbe riuscire ad interpretare l’azione collettiva  non come una competizione tra le diverse sigle, ma come un’opportunità per unire le forze per il raggiungimento di un obiettivo comune. Le associazioni hanno oggi l’opportunità, anzi l’“obbligo”, di fondere le diverse competenze per  assicurare il miglior successo alla neonata class action. A nostro parere sarebbe un importante passo avanti per l’intero sistema consumeristico italiano se le associazioni riuscissero a dare vita a comuni pool di tecnici con l’obiettivo di studiare in modo approfondito la materia. E’ indubbio, infatti, che i problemi giuridici che la nuova disciplina in materia di azione collettiva risarcitoria pone sono di notevole spessore, così come è evidente che il promotore dell’azione collettiva dovrà assumersi notevoli oneri di natura organizzativa e finanziaria. A tal proposito basti pensare all’obbligo di dare idonea pubblicità ad un’azione collettiva che ha superato il giudizio di ammissibilità da parte del Tribunale competente.

Il successo delle prime azioni collettive risarcitorie, studiate, avviate e vittoriosamente concluse da diverse associazioni consumeristiche in collaborazione tra loro, rappresenterebbe un primo importante successo di tutto il movimento e non di un’associazione particolare e troverebbe, certamente, il plauso dell’intera opinione pubblica. D’altra parte, un movimento consumeristico sempre più coeso riuscirebbe ad avere ben maggior peso nei rapporti con il mondo delle imprese.

avv.Massimiliano Valcada – componente del Consiglio confederale Confconsumatori

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