Trieste, 15 aprile 2010 – Significativa vittoria in materia di multiproprietà a Trieste. Qui, con sentenza n. 339/2010 depositata il 29 marzo 2010, il Tribunale ha dichiarato la nullità del contratto di acquisto di una multiproprietà e congiuntamente quella del contratto di finanziamento ad esso collegato, sottoscritto da una coppia di associati Confconsumatori .

Il Tribunale in accoglimento delle domande degli associati ha accertato e dichiarato “ la nullità, e in subordine l’annullamento, del contratto di data 8.5.2003 stipulato tra i consumatori e una società di time sharing  e di quello collegato relativo al finanziamento concesso ai consumatori da parte di un Istituto di credito, con condanna del solo fallimento della società di time sharing alla restituzione di tutte le somme ottenute, come indicate in citazione, oltre interessi dalla data della commissione del fatto illecito ”.

La sentenza conferma così l’orientamento giurisprudenziale espresso da diverse altre sentenze dei Tribunali di Firenze, di Verona, di Parma e di Milano, ottenute da legali della Confconsumatori, per le quali: A) il contratto deve specificare con chiarezza il suo oggetto, chiarendo il periodo nel quale il diritto può essere esercitato e B) la nullità si estende anche al contratto di finanziamento “collegato funzionalmente” a quello di multiproprietà, e come tale soggetto alle stesse sorti giuridiche.

Secondo gli avvocati Giovanni Franchi e Augusto Truzzi, i legali Confconsumatori che hanno difeso in giudizio i due, « la sentenza è di particolare importanza, perché ribadisce che il contratto di finanziamento è strettamente collegato al contratto di acquisto. La stessa merita inoltre un commento – per l’avv. Truzzi – perché dice a chiare lettere che si ha nullità quando l’oggetto del contratto non appare determinato né determinabile ».

« È dai primi anni ’90 – sostiene invece l’avv. Franchi – che la Confconsumatori ha preso le difese di coloro che erano stati convinti ad acquistare multiproprietà all’estero, scoprendo di non avere in realtà comprato alcunché, e finalmente i Tribunali sono orientati nel senso da noi patrocinato, ossia nel dichiarare la nullità e, quando ciò sia ancora possibile, condannare chi ha ricevuto i soldi (società finanziarie incluse) a restituirli ».