Venezia Mestre, 21 dicembre 2015 – La pazienza è finita. All’indomani dell’assemblea degli 88 mila azionisti di Veneto banca di sabato scorso le Associazioni Confconsumatori-Acp e Associazione Serenissima chiedono l’emanazione immediata di una legge che fissi almeno tre regole non più rimandabili:
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Veneto Banca: incontro con azionisti a Venezia La Federazione Confconsumatori – ACP e ACS incontreranno gli azionisti a Venezia il 21 dicembre, dopo l’assemblea del 19
Parma, 11 dicembre 2015 – In attesa dell’assemblea degli azionisti di Veneto Banca del prossimo 19 dicembre, la Federazione Confconsumatori – Associazione Consumatori Piemonte e l’Associazione Consumatori Serenissima hanno organizzato una Conferenza stampa, aperta a tutti gli azionisti, per il giorno 21 dicembre alle ore 10,30 a Venezia Mestre, presso l’Officina del Gusto in Via Paolo Sarpi 18/22.
Sarà l’occasione per discutere insieme agli azionisti gli esiti dell’assemblea, che si prospetta infuocata visti i recenti sviluppi che hanno portato a una vertiginosa svalutazione dei titoli (oltre -80%) con ricadute pesantissime sui piccoli risparmiatori. Le associazioni presenteranno un quadro delle azioni che intendono intraprendere per tutelare i diritti dei tantissimi azionisti danneggiati.
Saranno presenti: la presidente di Confconsumatori Mara Colla, gli avvocati di Confconsumatori Antonio Pinto e Luca Baj, che approfondiranno rispettivamente gli aspetti civili e penali della battaglia contro Veneto Banca, e Luca Di Rocco di Associazione Consumatori Serenissima.
«Nel corso dell’incontro – spiegano gli organizzatori – sarà altresì spiegato il percorso di trasformazione in Spa e quotazione in borsa, che la banca delibererà di seguire durante l’assemblea del 19 dicembre».
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Veneto Banca: che fare per gli 88 mila azionisti Perdita dell’81% del valore delle azioni e nessun rimborso ai soci che recedono: Confconsumatori spiega come ottenere giustizia
Parma, 4 dicembre 2015 – La relazione depositata ieri da Veneto Banca sul valore di liquidazione delle azioni e sulla limitazione del diritto di rimborso, dimostrano che il prezzo di 7,3 euro ad azione a fronte dei 39,5 euro di inizio 2015 (dunque una svalutazione vertiginosa dell’81%) è il frutto della gestione degli scorsi anni, che verosimilmente ha rappresentato dati patrimoniali non veritieri alla platea dei piccoli azionisti.
«La perdita che si prefigura appare ancora più devastante di quanto si temeva», commenta Mara Colla, Presidente di Confconsumatori. «La circostanza che la Banca si sia avvalsa anche della sua facoltà, pur riconosciuta dal recente vergognoso DL 3/2015, di non consentire neppure (almeno) il rimborso del prezzo di recesso, bloccando ogni liquidabilità delle azioni, sino all’eventuale quotazione in Borsa, è grave».
Confconsumatori, in base all’esperienza maturata in anni di tutela dei “risparmiatori traditi”, ha delineato un percorso per recuperare le ingiuste perdite subite. Il primo step sarà l’esposto penale collettivo, finalizzato a denunciare e far emergere condotte dei precedenti amministratori, che siano state penalmente rilevanti nel cagionare i danni patrimoniali subiti dagli azionisti. In secondo luogo si procederà con la causa civile contro la Banca, al fine di chiedere l’invalidità del contratto di acquisto delle azioni ed ottenere la restituzione delle somme versate.
Secondo l’avvocato Antonio Pinto, legale di Confconsumatori, che sta assistendo vari azionisti: «In base a recenti e chiare istruzioni di Banca d’Italia, è importante verificare, ad esempio, se l’acquisto dei titoli sia stato finanziato in concomitanza con prestiti concessi dalla banca. Questa ipotesi configura una chiara violazione dell’articolo 2358 del codice civile, che impedisce a una società di accordare prestiti o fornire garanzie per l’acquisto delle proprie azioni. In tal caso, l’acquisto è invalido e la banca deve restituire le somme. Peraltro la perdita dichiarata di 770 milioni di euro al 30.09.2015 non è certo figlia dell’anno 2015, pertanto è ragionevole ritenere che gli acquirenti siano stati indotti in errore da dati pubblici che non erano effettivi».
L’avv. Luca Baj che ha ricevuto il mandato di difendere Confconsumatori, nel procedimento penale avviato dalla Procura di Roma contro vari ex dirigenti della Banca, chiarisce che: «Ove fosse riscontrata, ad esempio, l’ipotesi di false comunicazioni sociali, o comunque di anomalie nella gestione della società, nei precedenti anni, tale accertamento, inciderebbe sull’annullabilità dei contratti di compravendita conclusi dai risparmiatori azionisti».
I possessori di azioni possono rivolgersi alla sede nazionale di Confconsumatori, compilando il modulo online qui sotto per ricevere aggiornamenti e istruzioni sull’adesione alla battaglia, o chiedere assistenza tramite l’indirizzo risparmio@confconsumatori.it, oppure potranno rivolgersi agli sportelli territoriali.
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Veneto Banca e Popolare di Vicenza: Confconsumatori difende gli azionisti Svalutazioni selvagge, vendite coatte e poca trasparenza: Confconsumatori agli azionisti: «in Assemblea votate contro il divieto di recesso»
Parma, 19 giugno 2015 – Dopo il caso di Veneto Banca, sul quale è già puntato il faro di Consob, si apre altro triste capitolo in materia di svalutazioni “selvagge”: come nel caso di Veneto Banca, anche le azioni di Banca Popolare di Vicenza sono precipitate, perdendo oltre il 20% del loro valore. Le due banche popolari che da anni parlano di fusione, condividono già il malcontento degli azionisti e il terremoto interno, conseguente al decreto Renzi che impone la trasformazione in S.p.A. Confconsumatori, forte dell’esperienza decennale in materia di “Risparmio tradito” sta già assistendo alcuni azionisti delle due banche.
Nel mirino delle azioni che intende intraprendere Confconsumatori c’è anche il Regolamento di Bankitalia pubblicato l’11 giugno scorso, che prevede: «La facoltà di limitare o rinviare, in tutto o in parte e senza limiti di tempo, il rimborso delle azioni del socio uscente per recesso». Con riferimento a tale grave limitazione dei propri diritti, Confconsumatori invita tutti i piccoli azionisti a partecipare all’Assemblea dei soci e a votare contro l’introduzione di tale divieto di recesso, che congelerebbe per lungo tempo i risparmi degli azionisti.
L’associazione, inoltre, sta ricevendo diverse segnalazioni di risparmiatori che hanno ricevuto presso le Filiali pressioni per acquistare azioni unitamente alle domande di fido o di mutui e ricorda che questo tipo di condotte è sanzionabile in via civilistica con l’invalidità.
Anche l’Ufficio Ispezioni della Consob, peraltro, sta indagando sulle modalità di vendita delle azioni di Veneto Banca, al fine di chiarire se sono state rispettate le regole di collocamento Mifid, a tutela dei risparmiatori. «È altresì importante – ricorda l’avvocato Antonio Pinto, componente del direttivo nazionale di Confconsumatori – la corretta azione di molti sindacati bancari che, con loro volantini e circolari hanno denunciato la prassi, secondo cui i dipendenti venivano spinti a proporre l’acquisto di azioni della Banca, contestualmente al rilascio di concessioni di credito. Pertanto invitiamo i risparmiatori a segnalarci casi analoghi per comunicarli alla Consob».
Confconsumatori sta valutando le opportune azioni da intraprendere, anche in base all’esito delle indagini in corso. Nel frattempo gli azionisti possono richiedere informazioni e assistenza compilando i moduli online e rivolgendosi alle sedi territoriali di Confconsumatori.
- Giugno, 19
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Veneto Banca: triplo danno per gli azionisti? Prestiti facili e valore delle azioni falsato: per gli azionisti il danno sarebbe triplice. «Ci costituiremo parte offesa»
Parma, 27 marzo 2015 – Da circa un mese, una vera e propria pioggia di accuse si è abbattuta su Veneto Banca, indagata per diversi presunti comportamenti illeciti, tra cui l’aver falsato il valore delle azioni, nonchè l’aver offerto fidi contro acquisti di azioni. Confconsumatori sta già assistendo alcuni azionisti della Banca e intende costituirsi parte offesa nel processo penale che si instaurerà.
La Procura di Roma, infatti, sta indagando alcuni ex dirigenti di Veneto Banca, che in Puglia ha incorporato Banca Apulia, con riferimento ad accuse di «ostacolo all’attività di vigilanza» della Banca d’Italia, nonché per «gravi anomalie nella gestione», che potrebbero aver danneggiato i circa 88mila azionisti della Banca. L’indagine è condotta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e nasce dagli accertamenti ispettivi di Bankitalia del 2013.
LE ACCUSE – Secondo l’ipotesi della Procura, alcuni dirigenti avrebbero tentato di nascondere la decurtazione economica del patrimonio cosiddetto di vigilanza indicando nelle segnalazioni periodiche a Banca d’Italia un patrimonio di vigilanza (principale parametro per la valutazione dell’istituto) superiore a quello effettivo. Inoltre, la Procura ipotizza anche che la Banca avrebbe rappresentato «all’autorità di vigilanza di possedere un indice di solvibilità (denominato Core Tier 1), superiore all’8% mentre in realtà il valore era al 6,3%». Un comportamento grave riguarderebbe i prestiti: l’ipotesi al vaglio dei Giudici, è che siano stati accordati troppo facilmente ai membri dell'ex CdA dell'istituto veneto (per ben 140 milioni di euro), oppure concessi ad aziende a fronte dell’acquisto massiccio di azioni. Infine, un’altra accusa è che la Banca avrebbe diffuso «un valore dell'azione Veneto Banca non rispondente al vero» giudicata da Bankitalia «un price/book value (1,43) incoerente con il contesto economico attuale».
Confconsumatori, pertanto, ritiene necessario costituirsi parte offesa nel procedimento penale per tutelare i risparmiatori azionisti che hanno acquistato le azioni Veneto Banca. Infatti, secondo l’avvocato Antonio Pinto componente del direttivo di Confconsumatori: «Laddove le ipotesi accusatorie della Procura trovassero conferma nel corso del giudizio, gli azionisti avrebbero subito tre tipi di danno risarcibile: aver acquistato azioni ad un prezzo che potrebbe essere superiore a quello veritiero, esser stati indotti a comprare azioni, come contropartita di finanziamenti, avere in portafoglio azioni che, non essendo quotate appaiono di difficile smobilizzo».
- Marzo, 27
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