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Responsabile: Giovanni Vinci
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presso Confederazione Italiana Agricoltori
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E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
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TAG: bce

Potere d’acquisto dei cittadini, altra mazzata dalla Bce: ora occorrono interventi urgenti su energia e benzina Il nuovo aumento dei tassi d’interesse aggrava una situazione già insostenibile per i consumatori. Confconsumatori chiede una cabina di regia

Parma, 15 settembre 2023 – L’ulteriore nefasto aumento dei tassi di interesse dello 0,25% annunciato dalla Bce (che appare ormai lontana dall’Europa e dall’economia reale), avversato ormai da quasi tutte le parti economiche, sociali, politiche dell’Unione Europea, rappresenta l’ennesima mazzata per i cittadini che hanno contratto un prestito o un mutuo per l’acquisto della prima casa, o che avrebbero intenzione di farlo. Infatti, anche i tassi fissi dei mutui e del credito al consumo sono ormai divenuti salatissimi e non sostenibili.

LE CAUSE DELL’INFLAZIONE – Per Confconsumatori, è un dato certo che l’inflazione aumenti o rallenti in modo direttamente proporzionale ai costi dei fattori produttivi: cioè al costo dell’energia e dei carburanti. Pertanto, l’intervento sui tassi risulta irrilevante ai fini del contrasto all’attuale spinta inflazionistica. Anzi, contribuisce a sua volta ad aumentare l’inflazione, perché i costi bancari sostenuti dalle imprese sono scaricati chiaramente sui costi dei prodotti finali che i consumatori si trovano ad acquistare. In aggiunta il peso sulle tasche di cittadini, diminuendo il potere d’acquisto, sta comportando una recessione fortissima sia in Italia che in tutti i paesi dell’Unione. Infatti, la Bce pare avere dimenticato che l’economia procede e cresce solo se i consumatori spendono (avendo denaro disponibile) e chiedono una maggiore produzione e offerta di beni e servizi a prezzi sostenibili.

Tornando alla nostra Italia, da oltre 30 anni manca una seria e reale politica salariale e il livello reddituale dei cittadini, proporzionalmente ai costi della vita, è ormai ridotto al lumicino. Non si può continuare con i salassi sui mutui, sui carburanti e sull’energia (arrivati a costi più alti rispetto al periodo precedente alla crisi geo-politica in corso), divenuti insostenibili non solo per alcuni, ma per la maggioranza delle famiglie. Tra l’altro l’inflazione reale su redditi medio bassi, fortemente influenzati dall’aumento di mutui, bollette, generi alimentari, può essere determinata nel 10-15% all’anno e costringe i cittadini a non spendere – leggasi recessione – e risulta davvero dannosa per tutto il sistema economico, nonché fortemente ingiusta.

CARBURANTI, ENERGIA E SALARI – Confconsumatori, per voce del suo presidente Marco Festelli, auspica una decisa “aggressione” del problema da parte del Governo che deve rendersi conto dell’ulteriore balzello imposto dalla Banca centrale e liberare, immediatamente, risorse attraverso la riduzione delle accise o comunque del carico fiscale sui carburanti (il prezzo di 2,00 euro al litro è insostenibile per i cittadini), ridurre i costi energetici ripristinando tutte le riduzioni fiscali di alcuni mesi fa (quindi alleggerendo il costo delle utenze domestiche), emanare una legislazione emergenziale che obblighi le Banche, in deroga alle regole EBA, alla rinegoziazione di tutti i mutui, anche di coloro che hanno alcune rate arretrate. Questo è ciò che occorre nell’immediato, anzi, che occorreva già prima.

E fin da domani, invece, in mancanza di alternative, occorrerà purtroppo, per sopravvivere, agganciare i salari all’aumento del costo della vita creando meccanismi virtuosi di premialità proporzionali all’andamento aziendale, considerando che i redditi degli italiani hanno perduto, negli ultimi 20 anni, circa il 25% del loro originario potere d’acquisto.

Insomma, se non si consente ai consumatori di spendere, l’economia si ferma e questo crea sia problemi sociali che economici (anche con riferimento allo Stato, che vedrà ben presto crollare le entrate fiscali).

Per il presidente nazionale di Confconsumatori Marco Festelli “È giunta l’ora di istituire una cabina di regia governativa diretta dalla presidente del Consiglio dei ministri che affronti con rapidità, con tutte le categorie economico-sociali, e in primo luogo con i rappresentanti dei cittadini-consumatori (motore unico del sistema produttivo), l’attuale crisi finanziaria”.

  • Settembre, 15
  • 1431
  • Risparmio e Investimenti
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BCE, i consumatori: “Errore aumentare ancora i tassi” Per 14 Associazioni dei consumatori gli aumenti sono uno strumento inadeguato che danneggia cittadini e imprese: serve subito un cambio di orientamento

Parma, 9 febbraio 2023 – La decisione di aumentare i tassi d’interesse assunta dalla BCE, allo scopo di contrastare l’aumento dell’inflazione, comporta un conto salato scaricato sulle spalle dei cittadini consumatori.

STRUMENTI INADEGUATI – La BCE ha scelto di utilizzare il più classico degli strumenti ordinari per affrontare una situazione che, invece, ha caratteristiche del tutto straordinarie. Infatti, il ripetuto aumento del costo del denaro, promesso dalla governatrice centrale anche per il prossimo futuro, non incide significativamente sulle ragioni della crisi, che sono legate, anzitutto, alla rarefazione dell’offerta di beni primari ed energetici sui mercati internazionali e, quindi, alle gravissime tensioni geo-politiche connesse alla guerra in atto tra Russia e Ucraina, mentre non dipendono da un eccesso di domanda di beni di consumo che preme sulla formazione e sulla concatenazione dei loro prezzi nelle filiere produttive.

I cittadini oggi non si ritrovano in mano una quantità eccessiva di carta moneta da giustificare detti aumenti , se consideriamo le dimensioni enormi raggiunte dagli aumenti delle spese per i bisogni essenziali delle famiglie, che hanno già causato una forte erosione del loro potere d’acquisto, non temperata efficacemente dalle misure emergenziali finora adottate dal Governo: oggi i consumatori hanno in mano poco da spendere e spendono di conseguenza sempre meno. Uno su quattro di loro vive adesso l’angoscia di non poter soddisfare neppure il fabbisogno alimentare quotidiano e più della metà dichiara che sarebbe travolto dalla necessità di affrontare una spesa straordinaria anche di poche centinaia di euro.

L’IMPATTO SU MUTUI E FAMIGLIE – Perciò l’intervento sui tassi ora non soltanto risulta inadatto a contrastare l’inflazione, ma non fa altro che appesantire per le PMI e, soprattutto, per le famiglie consumatrici i costi dei prestiti e dei mutui bancari in essere a tasso variabile e dei nuovi finanziamenti attivabili anche a tasso fisso, con l’effetto di aggravare ancora il caro-vita e di frenare gli investimenti privati e con il rischio collaterale di aumentare le possibilità di una recessione. Ora, con riguardo alla sola componente del tasso d’interesse, un mutuo-casa ventennale a tasso variabile di 100 mila euro stipulato sei mesi fa, a giugno 2022 (quando i tassi BCE erano prossimi a zero) costa a una famiglia circa 1.700 euro in più all’anno, con una rata mensile aumentata di oltre 140 euro rispetto alla prima pagata a luglio 2022. Questa spesa si somma agli altri aumenti rilevati sui beni di consumo, che valgono oltre 3.000 euro all’anno di spese in più, assorbendo in pratica più di due mensilità di stipendio o di pensione per tanti cittadini e lavoratori, che non è proprio il caso di colpire ancora.

CAMBIARE SUBITO ORIENTAMENTO – Anche per queste ragioni le scriventi associazioni Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoutenti, Casa del consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Udicon chiedono alla Presidente Lagarde e a tutti i membri del Comitato esecutivo della BCE di cambiare l’orientamento della politica monetaria attualmente praticata.

 

  • Febbraio, 9
  • 3485
  • Mutui, Risparmio e Investimenti
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Aumento tassi BCE: errore strategico Confconsumatori auspica una marcia indietro: gli aumenti dei tassi aggravano l’inflazione e contribuiscono alla recessione, penalizzando i consumatori

Parma, 9 gennaio 2023 – Per Confconsumatori la decisione della Banca Centrale Europea di alzare i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale è da ritenersi irresponsabile e sbagliata: la crisi attuale richiede strategie differenti, mentre il rialzo dei tassi causerà un aumento dei costi per le aziende e, di conseguenza, per i consumatori, aggravando inflazione e recessione. Confconsumatori chiede una repentina marcia indietro già dalla prossima seduta del 2 febbraio 2023.

«La BCE pretende di affrontare la crisi inflazionistica attuale utilizzando strumenti ordinari imposti dalla dottrina liberista classica con aumento ripetuto dei tassi di interesse – ha commentato Antonio Pinto, responsabile Banche e Assicurazioni della Confconsumatori – ma la crisi attuale dipende da tensioni geo-politiche e non da eccesso di domanda. Siamo, infatti, di fronte a un preciso aumento dei costi dell’energia e alla scarsità delle materie prime e, dunque, la crisi non dipende da dinamiche del mercato ordinarie».

Per Marco Festelli, presidente nazionale di Confconsumatori: «L’incremento dei tassi della BCE non solo non incide sui rincari ma, a sua volta, provoca, come ormai è chiaro, un rialzo dei costi per le aziende e costi che poi vengono scaricati sui prodotti finali, quindi sui consumatori, e, per l’effetto, concorre all’aumento dell’inflazione».

Confconsumatori, rilevando che l’incremento dei costi è determinato anche dai tassi alti della Bce che contribuiscono decisamente alla recessione, chiede ufficialmente che la Banca Centrale, fin dalla prossima seduta del prossimo 2 febbraio, proceda con una repentina marcia indietro rispetto all’attuale strategia. La banca centrale attualmente si limita a rincorrere l’inflazione ed inviare all’economia un messaggio di incertezza, sia con riferimento ai tassi di interesse che con riguardo alle operazioni sui mercati finanziari. Decidere “seduta per seduta” rende la BCE incomprensibile e questo riduce l’efficacia della politica monetaria.

  • Gennaio, 9
  • 2645
  • Progetti e Attività, Risparmio e Investimenti, Servizi e Società
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BCE: decisi scudo anti-spread e aumento dei tassi d’interesse A seguito delle novità annunciate della BCE, l'avvocato Antonio Pinto di Confconsumatori analizza le conseguenze per i cittadini

Parma, 29 luglio 2022 – L’avvocato Antonio Pinto, responsabile area Prodotti bancari assicurativi e finanziari di Confconsumatori, chiarisce lo scenario e le conseguenze per i cittadini a seguito delle recenti novità annunciate dalla Banca Centrale Europea.

Dopo le due decisioni della BCE, cosa succede per i cittadini?

Con un tasso di inflazione salito ormai all’8% su base annua, a pagare sono soprattutto le persone meno abbienti, ossia quei cittadini per i quali i consumi di beni essenziali (e quindi insopprimibili) rappresentano una quota significativa del proprio reddito. L’ultima rilevazione Istat di giugno, proprio su questi beni e servizi essenziali, registra incrementi rilevanti. Inoltre, siccome per le famiglie del ceto medio una risposta possibile al lievitare dei prezzi dei beni essenziali è ritagliare somme da altre voci di bilancio, un ulteriore effetto collaterale è che si comprimono le spese per l’acquisto di beni meno rilevanti, oppure si intaccano i risparmi. Infatti l’ultima ricerca di Nilsen IQ attesta che il 96% degli intervistati ha dichiarato di voler rivedere le proprie priorità di spesa. Le conseguenze più probabili, in questa fase, sono, ad esempio, tagli su vacanze e pasti fuori casa e, soprattutto, il rinvio dell’acquisto di beni durevoli.

AUMENTO DEI TASSI D’INTERESSE – Con l’aumento dei tassi d’interesse dello 0,5% deciso dalla BCE si assisterà anche a un innalzamento dei tassi di interesse per l‘accesso al credito da parte di imprese e famiglie. Chi vorrà stipulare un nuovo mutuo per l’acquisto della casa, ad esempio, troverà tassi d’interesse più alti che arriveranno molto presto al 3%. Chi ha già stipulato un mutuo a tasso variabile pagherà interessi più alti sulla rata; nessuna conseguenza, invece, per chi ha stipulato un mutuo a tasso fisso.

Quella della BCE è una scelta rischiosa perché in realtà la storia (si pensi al periodo degli shock petroliferi) dimostra che la risposta classica delle politiche monetarie volte ad abbassare l’inflazione, alzando i tassi, causi caduta di PIL e quindi recessione. Peraltro la nostra inflazione non deriva da un eccesso della domanda, ma da un aumento dei prezzi lato offerta, dovuto sia all’aumento dei prezzi della filiera produttiva e distributiva, sia alla scarsità di materie prime.

Grazie ai tassi più bassi, nonostante il Covid, il totale dei finanziamenti richiesti per l’acquisto di una casa è passato dai 383 miliardi di fine 2019 ai 417 miliardi di maggio 2022, con un aumento di 34 miliardi, a riprova che quei tassi hanno stimolato il mercato immobiliare, consentendo l’acquisto di una casa a tassi oggettivamente molto vantaggiosi.

Assisteremo poi a un innalzamento dei tassi delle cedole dei bond: mentre questa è una buona notizia per gli investitori, non vale lo stesso per le aziende che si finanziano ricorrendo all’emissione di obbligazioni sul mercato, perché dovranno pagare rendimenti più alti.

SCUDO ANTI-SPREAD – La BCE ha anche appena istituito un nuovo scudo anti-spread chiamato TPI-Transmission Protection Instrument. Strumento che consente alla BCE di effettuare acquisti illimitati di titoli di Stato di Paesi che subiscano un aumento ingiustificato e disordinato degli spread rispetto al Bund tedesco. Il TPI non è uno strumento di intervento continuo e giornaliero, verrà utilizzato solo quando e dove necessario. Il mercato non conoscerà ex-ante il livello dello spread oltre il quale non conviene spingersi ma, come ha detto Lagarde chiaramente: “può star certo che la Bce interverrà tagliando gli eccessi”.

Tuttavia, l’accesso alla protezione del TPI non è automatico ma è legata alla sussistenza di 4 criteri: il rispetto dei requisiti sul bilancio pubblico indicati dalla Ue, l’assenza di gravi squilibri macroeconomici, la sostenibilità del debito pubblico, l’adozione di politiche solide e sostenibili nel rispetto degli impegni presi con il PNRR e con le raccomandazioni specifiche della Commissione europea. In altre parole, per poter attivare lo scudo anti-spread, spetterà ai singoli Paesi la responsabilità di soddisfare i criteri di ammissibilità al TPI.

In questo scenario, i consumatori possono provare a difendersi innanzitutto con i sistemi classici: scegliere i prodotti in offerta o a primo prezzo, optare per distributori per loro natura più economici come i mercati o negozi dell’usato, sfruttare pagamenti rateali. Ma sono palliativi. È chiaro che solamente interventi strutturali risolveranno questo periodo. Ormai occorre: a) trovare la via tecnica per porre un tetto alle tariffe e quindi alle bollette; b) il taglio del cuneo fiscale per liberare risorse per le aziende che assumono e per i lavoratori che vedrebbero mantenuto il potere di acquisto dei loro salari; c) forme di incentivi sui consumi di beni di settori in crisi.

Purtroppo – in alcuni settori – confrontare le offerte non serve ai consumatori, perché di fatto fra un venditore e un altro la differenza spesso è minima: è il caso della benzina per cui recenti studi hanno dimostrato come fra il distributore più conveniente e quello con i prezzi più alti la differenza fosse appena del 2%!.

La buona notizia è che per ora – grazie al Decreto approvato dal Governo a giugno – gli aumenti in bolletta di luce e gas e carburanti rimarranno in buona misura sterilizzati fino al 30 settembre.

di Antonio Pinto

  • Luglio, 29
  • 2083
  • Risparmio e Investimenti
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