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TAG: benessere animale

Stop allevamenti in gabbia: indagine drammatica sulle quaglie Il video diffuso dalla coalizione End the Cage Age per chiedere al nuovo Governo di sostenere il divieto di allevamento in gabbia, già annunciato dalla Commissione UE e richiesto dai cittadini europei

Roma, 3 novembre 2022 – Una nuova indagine, realizzata dal team investigativo di Essere Animali e diffusa  dalla coalizione italiana End the Cage Age, documenta le condizioni di due allevamenti di quaglie  situati in Lombardia e Veneto, le regioni italiane con il maggior numero di allevamenti di questa specie,  fornendo un quadro sconvolgente. Pur essendo poco conosciuto, l’allevamento di quaglie per la  produzione di uova e carne coinvolge in Italia un numero di animali tutt’altro che irrisorio. Nel 2021,  nel nostro Paese, sono state macellate oltre 8,5 milioni di quaglie (dati BDN, Banca Dati Nazionale  del Ministero della Salute). 

Dalle immagini raccolte emerge che gli animali sono allevati all’interno di capannoni, rinchiusi in gabbie  spoglie e prive di qualunque arricchimento ambientale, delle dimensioni di circa 1 metro di lunghezza  per 0,5 metri di larghezza, disposte in serie una a fianco all’altra e su più piani. All’interno di ciascuna  gabbia sono ammassate circa 50 quaglie che, una volta raggiunta la maturità sessuale, risultano avere  a disposizione ognuna una superficie di soli 100 cmq, ovvero uno spazio di 10 cm x 10 cm. 

In tali condizioni, gli animali non possono in alcun modo muoversi liberamente e soddisfare le proprie  esigenze comportamentali come correre, volare, esplorare e razzolare. Inoltre, densità elevate  impediscono agli animali più deboli di trovare riparo da animali più aggressivi, provocando un aumento  degli episodi di aggressività, la cui causa è da ricercare anche nella totale assenza di arricchimenti  ambientali, come ad esempio un substrato dove razzolare e becchettare o in cui fare i bagni di sabbia.  Le quaglie manifestano il loro disagio beccandosi o strappandosi a vicenda le penne. 

Le immagini dell’investigazione mostrano un elevato numero di quaglie prive di parte del piumaggio e  alcuni animali agonizzanti o morti all’interno delle gabbie. Inoltre, ogni volta che sono spaventate, ad  esempio all’entrata del personale in allevamento, le quaglie tentano di fuggire e istintivamente  spiccano il volo, colpendo con la testa il piano superiore delle gabbie, la cui altezza è di soli 20 cm, e  rischiando di ferirsi gravemente. 

Un’ulteriore problematica è causata dalla pavimentazione in rete metallica delle gabbie, che può  causare agli animali malformazioni e ferite alle zampe, aumentando così il rischio di infezioni e  malattie, ma anche essere una trappola mortale per i pulcini, che possono rimanere incastrati con le  zampe nelle maglie della rete.

“Non si tratta di piccole aziende familiari, gli allevamenti di quaglie sono sistemi intensivi dove gli  animali vengono rinchiusi in condizioni drammatiche. È vergognoso che in Europa simili metodi di  allevamento siano ancora consentiti”, commenta la coalizione. 

Attualmente non esiste una legislazione specie-specifica che tuteli le quaglie allevate per la  produzione di uova o carne nell’Unione europea. Le quaglie allevate per la produzione di uova  trascorrono tutti gli 8 mesi della loro vita in gabbia, mentre quelle allevate per la carne sono macellate  a 5-6 settimane di vita. 

Lo stress e la frustrazione che derivano da queste condizioni di stabulazione, oltre a provocare  sofferenza agli animali, indeboliscono il loro sistema immunitario e aumentano la possibilità che  contraggano malattie, la cui trasmissione è facilitata dall’estrema vicinanza tra individui. Le  conseguenze non riguardano solo il benessere degli animali, poiché il frequente utilizzo di antibiotici  somministrati negli allevamenti intensivi aumenta il rischio che patogeni, pericolosi anche per la salute  umana, sviluppino resistenze ad antibiotici normalmente utilizzati in medicina umana. 

Lo scorso 30 giugno 2021, la Commissione europea si è impegnata a vietare definitivamente l’uso  delle gabbie negli allevamenti entro il 2027. Entro il 2023 verrà presentata una proposta legislativa per  avviare la transizione e la graduale dismissione. Un risultato straordinario ottenuto grazie ai 1,4 milioni  di persone che hanno firmato l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) End the Cage Age, la prima  riguardante le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi a raggiungere questo obiettivo. 

“Nell’Unione europea, milioni di animali allevati a scopo alimentare sono ancora rinchiusi in gabbia. È  giunto il momento di vietare questo crudele metodo di allevamento. Il ruolo dell’Italia e del nuovo  Governo italiano può essere fondamentale in questo importante passo di civiltà. Chiediamo a  Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e a Orazio Schillaci, Ministro della Salute di prendere  una posizione netta contro l’utilizzo delle gabbie, sostenendo l’impegno preso dalla Commissione  europea e promuovendo anche a livello nazionale l’adozione di una normativa che ne vieti l’utilizzo”, 

conclude la coalizione. 

APPROFONDIMENTI 

  • Il video dell’investigazione negli allevamenti italiani di quaglie. 

Foto credit: End the Cage Age  / Essere Animali 


L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “End the Cage Age” è stata lanciata nel 2018 per chiedere la fine dell’uso di ogni tipo di gabbia per allevare animali a scopo alimentare, sostenuta da oltre 170 associazioni in 28 paesi: la più grande coalizione europea di ONG mai riunitasi. L’Iniziativa si è conclusa come da normativa europea un anno dopo, con il risultato eccezionale di 1,4 milioni di firme certificate. 

In Italia la campagna è sostenuta da 22 organizzazioni: Amici della Terra, Animal Aid, Animal  Equality Italia, ALI – Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA,  Essere Animali, HSI/Europe, Il Fatto Alimentare, Jane Goodall Institute Italia, LAC – Lega per  l’Abolizione della Caccia, LAV, Legambiente, LEIDAA, LNDC Animal Protection, LUMEN, OIPA,  Partito animalista, Terra Nuova, Terra! Onlus.

  • Novembre, 4
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  • Alimentazione, Progetti e Attività, Servizi e Società
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Nuova etichettatura sul benessere animale: primo passo contro le #BugieInEtichetta I partiti si impegnino in campagna elettorale con i cittadini affinché non vi siano menzogne nelle etichette sul benessere animale e sia obbligatorio indicare l’uso delle gabbie.

Milano, 3 agosto 2022 – “Da quanto abbiamo appreso, è stato raggiunto un primo importante risultato contro le #BugieInEtichetta, ma il nostro lavoro in difesa degli animali allevati, dei cittadini e delle aziende realmente impegnate nella transizione verso un maggior benessere animale non si ferma certo qui. Grazie all’intervento del Ministro della Salute Roberto Speranza, nel testo portato dal Governo in Conferenza Stato-Regioni sono infatti state recepite alcune modifiche positive al decreto che istituisce l’etichettatura nazionale volontaria sul benessere animale” dichiarano le associazioni Animalisti Italiani, Animal Law Italia, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Greenpeace, LAV, LEIDAA, Legambiente, OIPA, The Good Lobby, WWF Italia.

Dopo due anni intensi di impegno contro la pessima proposta originaria – inspiegabilmente difesa dal Ministro delle Politiche Agricole del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli – che avrebbe favorito, ancora una volta, gli interessi degli allevamenti industriali a carattere intensivo che lavorano ai limiti di legge, le 14 associazioni della coalizione contro le #BugieInEtichetta accolgono con favore le modifiche apportate dal Ministro Speranza al decreto interministeriale che istituisce il Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere Animale – SQNBA da cui nascerà l’etichettatura istituzionale su base volontaria.

Si tratta solo di un primo passo, che dovrà necessariamente essere seguito dalla definizione adeguata degli standard di benessere per le diverse specie. “Continueremo a seguire attentamente i lavori per assicurare che le bugie ai cittadini, presenti nella bozza di decreto, che Speranza ha fatto uscire dalla porta, non rientrino dalla finestra con l’approvazione di standard inadeguati e incoerenti con il benessere animale per le singole specie allevate e/o con la scelta di un’etichettatura poco trasparente”.

“Per impedire raggiri ai consumatori e dare risposta a 1,4 milioni di cittadini che hanno chiesto di eliminare le gabbie negli allevamenti – continuano le 14 associazioni – chiediamo a tutti i partiti, alle formazioni politiche e ai loro leader impegnati in campagna elettorale di far sapere subito ai cittadini, a cui chiedono il voto, se faranno battaglia per un’etichettatura istituzionale volontaria SQNBA che non dica bugie, ad esempio nascondendo l’uso delle gabbie, elemento che invece, per garantire trasparenza, dovrà necessariamente essere presente in etichetta.”

A questo si aggiunge la necessità di un’interpretazione chiara dei livelli progressivi indicati nel decreto, che devono essere applicati a metodi di allevamento differenti (almeno due nell’allevamento al coperto e due in quello all’aperto), in modo da garantire trasparenza e chiarezza sull’etichetta. Sarà inoltre essenziale prevedere meccanismi di controllo adeguati, al fine di intercettare e disincentivare in modo efficace possibili comportamenti illeciti, prevedendo la revoca definitiva per coloro che non rispettano i requisiti pur essendo certificati SQNBA.

“Da parte nostra – concludono le 14 associazioni della coalizione contro le #BugieInEtichetta – ci impegniamo a far sapere subito quali partiti, formazioni politiche e leader prenderanno questo chiaro e netto impegno per la trasparenza in etichetta a tutela di animali allevati, cittadini e aziende impegnate nella reale transizione verso un maggior benessere animale.”

*Le associazioni che aderiscono alla coalizione sono: Animalisti Italiani, Animal Law Italia, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Greenpeace, LAV, LEIDAA, Legambiente, OIPA, The Good Lobby, WWF Italia

 

  • Agosto, 4
  • 4232
  • Alimentazione, Progetti e Attività
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Benessere animale: le associazioni inviano un appello a Conte e al Movimento 5 Stelle Le associazioni per animali, ambiente e diritti dei consumatori chiedono di fermare o modificare il decreto truffa sul benessere animale: "Domani è troppo tardi"

Parma, 26 luglio 2022 – Riportiamo di seguito il comunicato congiunto diffuso dalle 14 associazioni della coalizione #BugieinEtichetta a seguito dell’ingresso degli attivisti di Animal Equality ed Essere animali in un allevamento di suini, dove hanno trovato scrofe in gabbia, suinetti morti e animali feriti: situazioni all’ordine del giorno che verrebbero etichettate come “benessere animale” dalla proposta del Ministro Patuanelli.

>>> FOTO AZIONE: https://we.tl/t-SfhjXIsGMS

Milano, 26/07/2022 –  Le 14 associazioni della Coalizione Contro le #BugieinEtichetta lanciano un appello pubblico al Presidente e capo politico del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e nuove immagini che mostrano il rischio enorme nel bollare come benessere animale i prodotti che arrivano da allevamenti intensivi, senza un chiaro percorso di transizione e un’etichettatura progressiva e trasparente per i consumatori. 

Domani infatti in Conferenza Stato-Regioni si terrà il voto sul decreto che istituirebbe l’etichetta volontaria Benessere Animale (SQNBA) in tutta Italia e il Movimento 5 Stelle oggi ha l’occasione e il potere di fare la propria parte per milioni di animali e di consumatori, domani sarà troppo tardi. 

Per richiamare l’attenzione sulla gravità della proposta attuale, gli attivisti delle associazioni Animal Equality ed Essere Animali hanno raccolto foto e testimonianze da un allevamento intensivo di maiali, che mostrano quali sono i luoghi che verrebbero venduti ai consumatori come luoghi del “benessere animale”: scrofe in gabbia, suinetti morti, animali feriti, stressati e maiali costretti a convivere ancora vivi con cumuli di animali deceduti all’interno delle gabbie. 

Le gabbie stesse sono state indicate dalla Commissione europea come una delle pratiche più crudeli dell’industria e per questo l’intenzione delle istituzioni è quella di vietarle entro il 2027. A questo si aggiunge che l’Italia è attualmente in violazione delle direttive europee per quanto riguarda il taglio routinario della coda dei suinetti, una pratica che viene eseguita, legalmente grazie alla deroga, in maniera indiscriminata e senza anestesia su oltre l’80% dei maiali nel nostro Paese, nonostante sia vietata per legge [dati Ministero della Salute, 2022]. 

Ad oggi, il Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli – senatore eletto dai cittadini tra le fila del Movimento – non ha mostrato la minima intenzione di rivedere la proposta di decreto che finirebbe per bollare queste crudeltà e queste violazioni come “benessere animale”, nascondendo agli occhi dei consumatori le reali condizioni di allevamento degli animali. 

Il Ministro, infatti, finora ha sempre rifiutato di dar seguito alle richieste delle 14 associazioni della Coalizione contro le #BugieinEtichetta, che rappresentano non solo centinaia di migliaia di cittadini che hanno a cuore animali, ambiente e diritti dei consumatori, ma che hanno anche costantemente proposto soluzioni concrete per modificare un’etichetta che, così com’è stato concepita, sarebbe una vera e propria truffa nei confronti dei cittadini. 

Nell’appello indirizzato al Presidente Giuseppe Conte si sottolinea come: “il citato decreto, senza significative modifiche, realizzerebbe una vera e propria #BugiaInEtichetta nei confronti di cittadini-consumatori, una beffa per le aziende che hanno investito nella transizione verso un maggior benessere animale e, ovviamente, sarebbe un irrimediabile danno per il benessere degli animali negli allevamenti.” 

Le associazioni richiamano quindi l’attenzione del Presidente Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle sulla linea politica promossa e portata avanti dal M5S, per tramite del ministro Patuanelli, che se rimanesse tale sarebbe nettamente in contrasto con le attese e la fiducia riposta da milioni di italiani. 

La soluzione di merito c’è ed è a portata di mano, serve un intervento politico urgente per evitare che i soldi pubblici di milioni di cittadini e consumatori italiani vengano utilizzati nel modo peggiore. 

*Le associazioni che aderiscono alla coalizione sono: Animalisti Italiani, Animal Law Italia, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Greenpeace, LAV, LEIDAA, Legambiente, OIPA, The Good Lobby, WWF Italia

  • Luglio, 26
  • 3592
  • Alimentazione
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#BugieInEtichetta – Allevamenti: dalla crisi non si esce con gli inganni Le associazioni denunciano il progetto di etichettatura nazionale: tradisce una reale transizione ecologica e attenta al benessere animale e promuove invece etichette fuorvianti per cittadini e consumatori.

Roma, 16 marzo 2022 – A seguito dell’incontro avvenuto il 15 marzo sulla certificazione su base volontaria organizzato dal Ministero della Salute, Ministero delle Politiche Agricole e Accredia, la “Coalizione contro le #BugieInEtichetta” lancia l’allarme: in un momento così delicato e cruciale per il futuro di tutti, la proposta del Governo è un vero e proprio inganno per i cittadini, destinati a venire manipolati da un’etichetta che, beneficiando  dei fondi pubblici PAC e PNRR, verrebbe apposta su prodotti ottenuti con condizioni che migliorerebbero poco o niente il benessere animale, a scapito di onestà e trasparenza.

Le 14 Associazioni aderenti alla “Coalizione contro le #BugieInEtichetta”* denunciano che i Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole hanno deciso di accelerare con l’istituzione di una certificazione nazionale volontaria sul benessere animale che tradisce qualunque ispirazione di trasparenza e verità nei confronti dei consumatori e che promuove un inganno che andrà a discapito di animali, cittadini, aziende virtuose, e ambiente.

Per questo le Associazioni chiedono con forza e urgenza ai Ministri Stefano Patuanelli e Roberto Speranza di far proprie le modifiche segnalate per impedire che l’intera operazione si traduca in un clamoroso esempio di  #BugieInEtichetta.

In un momento in cui emergono con forza tutte le fragilità dell’economia italiana ed europea, il Ministero della Salute e quello delle Politiche Agricole si apprestano ad approvare un decreto che istituisce un’etichetta “Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale” (SQNBA) fuorviante, incapace, visto l’assenza di livelli di qualità crescenti, di favorire una reale transizione verso sistemi di produzione che si allontanino dalle condizioni tipiche degli allevamenti intensivi che, come stiamo purtroppo constatando proprio in questo momento, sono fortemente dipendenti da massicce importazioni di materie prime soggette a forti oscillazioni dei prezzi e speculazione, livellando al ribasso tutta la filiera italiana della produzione alimentare e dimenticandosi di tutti gli impegni presi per una transizione adeguata a forme che garantiscano livelli maggiori di benessere animale.

“Si tratta di un vero e proprio autogol anche in termini di marketing, che lascerebbe il Made in Italy sulla strada del vecchio modello di produzione ai danni di animali, ambiente e clima, svalutando completamente gli impegni già presi da produttori e aziende che stanno realmente lavorando su politiche di miglioramento del benessere animale, favorendo invece chi lavora ai margini degli standard minimi di legge, creando una sorta di concorrenza sleale e una comunicazione istituzionale molto fuorviante per i consumatori“, dichiarano le Associazioni.

Da molti mesi era stata messa in luce le necessità di una profonda revisione della proposta del SQNBA, portato avanti dai Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute insieme con Accredia, e istituito nel luglio 2020 con l’articolo 224 bis nel Decreto Rilancio, inviando più volte proposte precise e puntuali anche su richiesta esplicita del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli.

Tuttavia, le voci della società civile e di chi ha proposto dei miglioramenti reali al decreto e al disciplinare per l’allevamento dei suini – ora apparentemente messo da parte ma considerato, da quanto è stato comunicato dai funzionari ministeriali, praticamente pronto – sono rimaste totalmente inascoltate.

Le Associazioni hanno chiesto più volte – anche durante l’incontro di ieri  – la revisione del decreto in alcuni, precisi, punti essenziali: l’introduzione di almeno cinque livelli diversificati per ogni specie chiaramente visibili in etichetta, la cancellazione dei riferimenti alla diminuzione delle emissioni di gas serra nella definizione di benessere animale – azione importante e necessaria ma del tutto scollegata da questa certificazione – la considerazione dei bisogni etologici di specie, della densità di animali e delle condizioni di trasporto tra i criteri atti a determinare il benessere animale. Senza queste modifiche etichettare con il claim “benessere animale” i prodotti sarà un mero atto di inganno nei confronti dei consumatori, degli allevatori che già hanno avviato una transizione e dei veterinari che vedranno mortificata ogni loro reale competenza per accrescere il benessere degli animali.

In particolare, al fine di garantire che l’etichettatura volontaria sia veritiera, corretta e trasparente, è fondamentale che i Ministeri modifichino il decreto:

  • Inserendo almeno diversi livelli di certificazione per ogni specie (come ad esempio avviene per le uova), visibili e comparabili in etichetta, in modo da fornire al consumatore tutte le informazioni chiave per poter scegliere in maniera informata i prodotti e incentivare così la transizione. Tale proposta era già stata ampiamente presentata e documentata dalla coalizione ed è stata finora completamente negletta e privata dell’opportuna considerazione. La nuova formulazione dell’articolo 1 infatti risulta vuota e inefficace, limitandosi ad un timido e pretestuoso cenno alla considerazione della possibilità di elaborare un sistema di requisiti di benessere eventualmente articolato in più livelli. Questa formulazione rende di fatto priva di qualsiasi efficacia la disposizione, rendendone quasi impossibile l’attuazione.
  • Eliminando dal testo del decreto i riferimenti al controllo e alla gestione delle emissioni nell’ambiente, un tema di importanza cruciale ma scollegato dal benessere animale e che – inserito in questo contesto – renderebbe ancora più ingannevole l’etichetta nei confronti del consumatore.
  • Inserendo tra i criteri atti a definire il benessere animale i bisogni etologici di specie, la densità degli animali e le condizioni di trasporto.
  • Prevedendo controlli non annunciati in situ, sia per gli operatori della produzione primaria che per gli operatori del settore alimentare, almeno una volta all’anno, e non ogni tre anni come previsto dal decreto, al fine di garantire la corretta verifica dei requisiti che consentiranno di ottenere la certificazione SQNBA.
  • Dato il ruolo centrale del Comitato Tecnico per garantire il benessere animale licenziando i diversi disciplinari di allevamento, le Associazioni rinnovano la richiesta di farne parte con tre rappresentanti esperti indicati dalla società civile.

Le associazioni della coalizione invitano pertanto i Ministri Patuanelli e Speranza a rivedere con urgenza il progetto di decreto alla luce dei punti fondamentali sopra evidenziati. Qualora ciò non accada, la Coalizione continuerà nella sua attività di informazione ai cittadini e si batterà in tutte le sedi opportune per rendere le sue istanze ascoltate.

*Le associazioni che aderiscono alla coalizione sono: Animalisti Italiani, Animal Law Italia, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Greenpeace, LAV, LEIDAA, Legambiente, OIPA, The Good Lobby, WWF Italia

  • Marzo, 17
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#Bugieinetichetta: oggi Twitterstorm No alla proposta di nuova etichettatura sul "benessere animale": “Tradisce la fiducia dei consumatori prima ancora di arrivare sul mercato”

Roma-Parma, 22 settembre 2021 – Una coalizione di organizzazioni ambientaliste, animaliste e dei consumatori*, chiedono oggi che siano rivisti lo schema di decreto e gli standard per la certificazione di benessere animale dei prodotti suinicoli italiani previsti dalla nuova certificazione sul benessere animale.

  • Settembre, 22
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