Lotta alla contraffazione e sostenibilità: acquistare prodotti originali favorisce sicurezza, legalità, salute, ambiente e lavoro Finanziare la filiera del falso significa foraggiare la criminalità organizzata. Il ruolo del consumatore, delle istituzioni e delle imprese.

Confconsumatori partecipa al progetto LESS per promuovere economia e consumo circolare e lo sportello di Catania si occupa in particolare del legame tra consumi responsabili, lotta alla contraffazione e legalità,
La sostenibilità infatti interessa anche e soprattutto la contraffazione, che rappresenta uno degli illeciti più diffusi e dannosi dell’economia globale contemporanea. Consiste nella produzione, distribuzione e vendita di beni che imitano in modo fraudolento prodotti originali, violando diritti di proprietà intellettuale quali marchi, brevetti, modelli industriali e copyright. Si tratta di un settore che muove miliardi di euro ogni anno e che coinvolge reti internazionali altamente organizzate, con ricadute significative su consumatori, imprese, mercato del lavoro e società nel suo complesso. Interessa ormai tutti i settori produttivi: prodotti alimentari, cosmetici, giocattoli, abbigliamento, prodotti elettronici e informatici, prodotti farmaceutici sono spesso importati e distribuiti dalla criminalità organizzata con tecniche sempre più raffinate e ingannevoli.
La contraffazione si caratterizza innanzitutto per l’imitazione ingannevole di un prodotto autentico, dal marchio alla confezione, con l’obiettivo di trarre in inganno il consumatore. Ha una diffusione trasversale poiché interessa sia beni di lusso sia prodotti di uso quotidiano. A livello europeo e nazionale, esistono strumenti giuridici rilevanti per contrastare il fenomeno. In Italia la principale normativa è contenuta nel Codice della Proprietà Industriale (D.lgs. 30/2005), che disciplina la tutela dei marchi registrati, la repressione civile e penale della contraffazione e i poteri delle autorità doganali nel sequestro dei prodotti sospetti. L’articolo 473 del Codice Penale punisce la contraffazione di marchi e segni distintivi, prevedendo la reclusione da uno a quattro anni e una multa da 3.500 a 35.000 euro per chi contraffà o altera marchi, brevetti e disegni. L’art. 474 c.p punisce chiunque introduca nel territorio nazionale, detenga per la vendita, metta in vendita o metta in circolazione prodotti industriali con marchi contraffatti o alterati, al fine di trarne profitto. A livello europeo il quadro è completato dal Regolamento (UE) n. 608/2013 sulla tutela doganale dei diritti di proprietà intellettuale e dalle Direttive sull’armonizzazione del diritto dei marchi.
È bene porre una particolare attenzione sulla percezione che si ha del fenomeno e la disponibilità all’acquisto di prodotti contraffatti. Gli studi condotti a livello europeo e nazionale mostrano un quadro abbastanza articolato. Molti consumatori, infatti, riconoscono la contraffazione come un fenomeno illegale, ma tendono a minimizzarne le conseguenze, ritenendolo un “illecito senza vittime”. Una parte significativa (soprattutto giovani) è disposta ad acquistare prodotti contraffatti quando il prezzo dei prodotti originali è percepito come troppo elevato e quindi dall’acquisto del prodotto contraffatto ne deriva un risparmio economico. Infine, una quota di consumatori giustifica l’acquisto in base a motivazioni economiche (“non posso permettermi l’originale”), estetiche (“sembra identico”) o di disattenzione.Tuttavia, cresce anche la consapevolezza circa i rischi per la salute, soprattutto in settori come cosmetici, giocattoli, alimentari e farmaci.
Analizzando i settori maggiormente interessati vediamo come la contraffazione riguarda ormai qualsiasi tipologia di bene, ma vi sono comparti particolarmente esposti come moda e abbigliamento (borse, scarpe, capi firmati), cosmetici e prodotti per l’igiene, elettronica e componenti tecnologici, giocattoli e articoli per bambini, farmacie dispositivi medici, agroalimentare compresi vini e prodotti DOP/IGP, software e informatica. La pericolosità varia a seconda del settore, ma in tutti i casi si registrano danni economici e rischi per la sicurezza.In particolare, i rischi della contraffazione per la salute e l’ambiente derivano dal fatto che i prodotti contraffatti non rispettano standard di sicurezza, utilizzano materiali scadenti o tossici, possono contenere sostanze vietate, non sono sottoposti a controlli sanitari. Ne derivano quindi rischi quali irritazioni, ustioni chimiche, allergie, malfunzionamenti di dispositivi elettronici, pericoli per i bambini e contaminazione ambientale dovuta a processi produttivi non regolamentati.
Nel settore di moda e abbigliamento vediamo come il rischio per la salute del cittadino, la sua famiglia e l’ambiente è causato dall’uso di sostanze chimiche nocive al contatto con la pelle. Si tratta di sostanze non presenti in natura facenti parte del gruppo degli alchilfenoli etos-silati, che sono in grado di causare dermatiti ed allergie rispetto all’ambiente. Risultano inquinanti perché bioaccumulabili e tossici per gli organismi acquatici. Altre sostanze sono liberate dai coloranti durante le fasi produttive ed il successivo utilizzo dei capi d’abbigliamento e assorbite a livello cutaneo, possono avere effetto cancerogeno. L’utilizzo di coloranti a basso costo consente risparmi molto appetibili. Per produrre orologi, gioielli e prodotti di oreficeria falsi non viene svolta alcuna attività di ricerca sulla qualità dei materiali e la loro compatibilità con la salute di chi li indossa. Nessuno scrupolo, quindi, ad utilizzare vernici al piombo, metalli trattati con nichel o altre sostanze allergeniche. Per quanto riguarda invece gli occhiali da sole, il loro principale scopo è quello di proteggere l’occhio umano contro le radiazioni solari troppo forti, di ridurre l’affaticamento dell’occhio e aumentare la percezione visiva. Tra le radiazioni pericolose rientrano i raggi UV, che possono provocare gravi danni alla salute.La contraffazione di prodotti di arredamento, apparecchi di illuminazione, finiture di legno (finestre, pavimenti, porte, scale) e design molto spesso può essere fonte di problemi per la salute e la sicurezza del consumatore.
I prodotti fabbricati e commercializzati legalmente nei paesi europei sono soggetti a precise norme e a verifiche che tutelano il consumatore e minimizzano i rischi. I prodotti immessi legalmente sul mercato europeo devono per legge essere sicuri ed il produttore, che deve essere chiaramente individuato, ne è responsabile. Ciò non può essere garantito nel caso di prodotti contraffatti.
Gli oggetti di arredamento e di design con parti elettriche (come le lampade) contraffatti sono particolarmente a rischio e mettono in grave pericolo la sicurezza del consumatore perché creano emissioni di formaldeide. La formaldeide è considerata una sostanza cancerogena e sprigionandosi in un ambiente chiuso provoca irritazione agli occhi, mal di gola, mal di testa, dermatiti, irritazioni alle vie respiratorie.Molte sostanze utilizzate nella produzione delle attrezzature informatiche possono avere effetti dannosi sulla salute umana e sull’ambiente. Tra queste sostanze nocive il piombo, il mercurio, il cadmio, i ritardanti di fiamma contenenti materiali bromurati e clorurati e PVC. Fortunatamente molte di queste sono state eliminate dai dispositivi elettrici ed elettronici dopo il 1 Luglio 2006 a seguito della Direttiva Comunitaria (Direttiva RoHS), le altre sono state sottoposte a controllo quantitativo.
Un ulteriore danno nell’utilizzo di attrezzature informatiche è quello ambientale, connesso ai quantitativi di elettricità che viene consumata. Anche le radiazioni magnetiche emesse dalle attrezzature elettroniche potrebbero causare danni alla salute, è per questo motivo che alcune di etichette di prodotto hanno stabilito dei limiti per questo tipo di emissioni.
Sicurezza alimentare e ambiente sono due realtà strettamente correlate, in quanto è dalla natura che derivano le materie prime della filiera agroalimentare. Danni ambientali, quali sversamenti di rifiuti tossici, inquinamento delle risorse idriche, hanno diretto effetto sul livello di sicurezza del cibo. Ma è vero anche il contrario. Pensiamo all’impiego di sostanze chimiche vietate e inquinanti in agricoltura. Questi sono alcuni dei danni che attività illegali nel settore alimentare possono apportare all’ambiente. Ma in campo agroalimentare i danni della contraffazione non si limitano all’ambiente poichè si ha un vero e proprio danno d’immagine. Siamo nel caso del cosiddetto “Italian Sounding”. Questo è un fenomeno abbastanza controverso perché spostandosi all’estero vediamo come esistano forme imitative del prodotto italiano – non sempre di natura fraudolenta né necessariamente pericolose per la salute – che possono trarre in inganno il consumatore finale e che comunque incidono sulle potenzialità di export delle imprese ita-liane. L’espressione “Italian Sounding” fa riferimento all’imitazione di un prodotto/denominazione/marchio attraverso un richiamo nel nome o nella grafica alla presunta italianità che non trova fondamento nel prodotto. La presenza di prodotti imitativi costituisce una delle principali cause della ridotta
incidenza dell’export italiano sul fatturato perché consente ad alcune aziende locali di avere un vantaggio competitivo che non meritano, producendo a prezzi più bassi ma collocando il prodotto su fasce superiori di prezzo grazie al richiamo all’italianità I danni della contraffazione non si limitano alla salute e all’ambiente ma producono danni anche per le imprese. Le aziende subiscono infatti una perdita di fatturato e quote di mercato che si traduce fatalmente nell’aumento dei costi sociali, questo perché si ha una perdita del valore del prodotto. Il prodotto di marca e legale è basto su un lavoro accurato di progettazione, studio, realizzazione, distribuzione e comunicazione mentre quello falso può prescindere da questi requisiti creando un danno d’immagine enorme. I costi per la tutela legale e il controllo della filiera sono sempre di più e questo fa si che vi siano minori risorse economiche che portano alla riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo.Il fenomeno ostacola l’innovazione e indebolisce la competitività del sistema produttivo e di conseguenza ha un forte impatto sul mercato del lavoro.
Il mercato della contraffazione rappresenta così a tutti gli effetti un mercato parallelo a quello legale, dove si muovono imprese che eludono le regole e non pagano le tasse, ma in cui l’incontro tra domanda di merce falsa e offerta avviene seguendo le stesse logiche e lo stesso andamento del mercato legale. Un’impresa che svolge attività in maniera legale combina i fattori produttivi in maniera ottimale e poi determina il prezzo di vendita considerando i costi dei fattori già comprensivi del carico fiscale; in un’impresa che svolge la propria attività in maniera illegale, e tesa alla produzione di un prodotto contraffatto, la componente fiscale tende sempre più ad annullarsi – divenendo pari a zero nel caso di attività totalmente illegale per tutta la filiera – e perciò il prezzo, a parità di condizioni e di prodotto, risulta essere notevolmente inferiore rispetto all’omologo prodotto non contraffatto generato in condizioni di normalità economica in un mercato legale.
La gestione della filiera del falso richiede l’impiego di molte persone che si occupino di realizzare i prodotti contraffatti senza alcuna attenzione alla salute dei lavoratori, trasportarli con modalità talvolta rischiose, immetterli illegalmente in commercio utilizzando schiere di persone in condizioni di dipendenza economica. Richiede l’impiego di lavoratori senza il dovuto rispetto della loro dignità, anche con lo sfruttamento di bambini, di donne e di immigrati clandestini. La commercializzazione di prodotti contraffatti incide non soltanto sulla sicurezza e la salute dei consumatori ma anche sull’economia del Paese.
La contraffazione non sempre può riguardare tutte le fasi della filiera produttiva ma può intaccare anche solo alcune di esse. Spesso sono le materie prime o i semilavorati ad essere reperiti o prodotti in modo illecito. Le minori vendite riducono la domanda di manodopera e infatti vediamo come la perdita di posti di lavoro in Italia nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso, dovuta alle importazioni di prodotti contraffatti e piratati, ha una loro incidenza. In termini assoluti, le maggiori perdite di posti di lavoro dovute alla contraffazione e alla pirateria sono state riscontrate nei settori dell’abbigliamento, delle calzature, degli accessori e dei prodotti correlati.
Oltre ai danni nel mercato del lavoro l’acquisto di prodotti contraffatti equivale anche a finanziare la criminalità organizzata che si cela dietro il mercato illegale. Anche se molto spesso i danni causati da tali crimini non risultano facilmente stimabili a causa della omessa denuncia da parte dei consumatori o delle stesse aziende produttrici oppure perché le vittime non sono consapevoli della natura illecita del bene acquistato. Una volta riconosciuto che la contraffazione è in molti casi riconducibile a un reato di criminalità organizzata e che è a tutti gli effetti parte delle strategie del crimine organizzato, è interessante capire quale sia il suo ruolo specifico all’interno di queste strategie e come la criminalità organizzata abbia contribuito a trasformare la contraffazione in un’industria di produzione di massa. Il traffico delle merci falsificate, inoltre, avviene per canali sicuri e le organizzazioni criminali, nel trasferire le merci dal luogo di produzione a quello di distribuzione, tentano di confonderne la provenienza per superare i controlli doganali. La contraffazione svolge un duplice importantissimo ruolo per il gruppo criminale: grazie al favorevole rapporto profitti/rischi, essa è innanzi tutto un’infinita fonte di denaro facilmente ottenibile, che può essere reinvestito in attività criminali caratterizzate da un più alto livello di rischio per il gruppo criminale (riciclaggio di denaro).
Acquistare un prodotto contraffatto significa quindi, consapevolmente o no, sostenere circuiti criminali che alimentano sfruttamento, corruzione e insicurezza sociale.
Le soluzioni e le buone pratiche per prevenire e ridurre il fenomeno richiedono un approccio integrato che coinvolga istituzioni, imprese e cittadini. A livello istituzionale è necessario rafforzare i controlli doganali e la cooperazione internazionale, potenziare le sanzioni e gli strumenti investigativi e soprattutto promuovere campagne educative nelle scuole e tra i consumatori. Per le imprese è necessario investire in tecnologie di tracciabilità (QR, RFID, blockchain), collaborare con le autorità per segnalazioni e controlli, sensibilizzare i clienti sulla sicurezza del prodotto autentico. Per i consumatori è necessario acquistare solo da rivenditori affidabili e certificati, diffidare dei prezzi troppo bassi o sproporzionati rispetto al mercato, verificare etichette, confezioni, marchi e canali di vendita, utilizzare siti ufficiali e piattaforme e-commerce con sistemi di verifica e infine segnalare prodotti sospetti alle autorità competenti.
La contraffazione è quindi un fenomeno complesso e globale che non riguarda soltanto il mancato acquisto di un prodotto originale, ma coinvolge sicurezza, legalità, salute pubblica, ambiente, lavoro e quindi anche e soprattutto la sostenibilità. Contrastarla significa tutelare i consumatori, proteggere le imprese e difendere l’economia legale. Solo attraverso la collaborazione tra cittadini consapevoli, istituzioni e imprese sarà possibile limitare l’espansione del mercato illecito e promuovere un modello di sviluppo più sicuro, equo e sostenibile.
LE.S.S. Progetto finanziato dal MLPS – DG Terzo settore e responsabilità sociale imprese – Avviso n.2/2023



