Gli italiani le etichette dei prodotti alimentari le leggono . Tale dato emerge chiaramente da una ricerca di Astra Demoskopea dalla quale risulta che ben l’89% dei consumatori italiani presta attenzione a quello che è riportato sulla confezione di un alimento, o almeno ad una parte di esso (attenzione maggiore viene rivolta alla data di scadenza, molto meno a tutte le altre voci).

In tale ambito, sempre nell’ottica di fornire al consumatore informazioni chiare su ciò che sta per acquistare e di rendere la sua scelta più attenta e consapevole, è stato fatto un nuovo e importantissimo passo in avanti: è stato introdotto il divieto di fornire indicazioni nutrizionali e sulla salute false, ingannevoli, fuorvianti o non accertate scientificamente, che possano dunque indurre in errore il consumatore . Scorrettezze e imprecisioni in tale settore posso avere effetti negativi sulla salute delle persone, invogliandole a consumare maggiormente alcuni prodotti o decidendo di scartarne degli altri dalla propria dieta.

Oggi, grazie al regolamento CE 1924/2006, entrato in vigore il 1 luglio 2007 , formule come "basso valore energetico", "senza zuccheri aggiunti", "leggero/light" e "ricco di fibre" potranno apparire sulle etichette solo se saranno rispettate alcune condizioni precise e quantificabili. Ad esempio: la sostanza messa in risalto sulla confezione (ricco di vitamine, fibre, ecc.) deve essere presente in quantità sufficiente per avere effetti benefici. Se l’indicazione riguarda il valore energetico ridotto, ci deve essere una effettiva riduzione di almeno 30% del valore energetico totale del prodotto alimentare (25% se si parla di sale).

Ma c’è di più: nel caso in cui sull’etichetta appaia un’indicazione sulla salute, perché l’informazione risulti più comprensibile e dettagliata, deve essere presente la tabella nutrizionale. Sull’etichetta dovranno quindi figurare: il valore energetico; la quantità di proteine, di glucidi, di zuccheri, di lipidi, di acidi grassi saturi, di fibre alimentari e di sodio. In base a tale nuovo regolamento le informazioni dovranno innanzitutto essere date in modo tale che un consumatore medio possa comprenderle agevolmente. Precisazione che ci sembra importantissima.

Inoltre non potranno essere riportate indicazioni sulla salute che affermino, suggeriscano o che insinuino dubbi sulla validità di seguire una dieta varia e bilanciata. E’ fatto divieto di incoraggiare consumi eccessivi e di far nascere o sfruttare timori presso i consumatori, sia mediante il testo scritto, sia (e soprattutto) mediante rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche. L’obiettivo di tale intervento a livello europeo è dunque quello di garantire una corretta, trasparente e comprensibile informazione al consumatore, in modo tale che sia in grado, ogni giorno di più, di compiere scelte dietetiche bilanciate e consapevoli. 

Cattive abitudini alimentari sono un fattore di rischio per la salute della persona: se è vero che negli Stati Uniti il tasso di obesità infantile sfiora cifre preoccupanti, non si può non dire altrettanto dell’Europa dove la "Task force" Internazionale sull’obesità ha accertato che vi potrebbero essere fino a 200 milioni di individui obesi o in soprappeso. E i dati non sono di certo destinati a migliorare, dal momento che in Europa il sovrappeso in età scolare cresce al ritmo di circa 400.000 casi l’anno.  Le aree geografiche maggiormente colpite da questo problema sono quelle dell’Europa meridionale, ed in particolare Italia, Spagna e Portogallo, dove l’obesità infantile è superiore al 15%. E’ quindi sempre più forte l’esigenza di promuovere regimi dietetici sani e bilanciati, e questo obiettivo per essere raggiunto necessita ovviamente di un’informazione sempre più efficace, trasparente e comprensibile, anche per i nuovi giovani consumatori.