Parma, 6 maggio 2024 – Nelle settimane successive al grande convegno nazionale Generazione F: confronti, riflessioni e idee per un futuro finanziario e assicurativo più sostenibile gli esperti dell’associazione hanno avuto modo di tornare sugli argomenti oggetto dei panel, per incominciare a elaborare proposte concrete da sottoporre alle autorità competenti. Sull’edizione cartacea di Plus24 (Il Sole 24 Ore) sono usciti in particolare due articoli che includono le considerazioni del consiglio direttivo di Confconsumatori.

Riportiamo di seguito gli articoli a firma del giornalista Gianfranco Ursino:

Sovraindebitamento. Arrivano le proposte di modifica delle norme a tutela dei cittadini (27 aprile 2024)

Confconsumatori e le reti del territorio propongono ulteriori aiuti alle famiglie

Dalla legge “Salva suicidi” del 2012 al recente Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, fino alle ultime novità previste nella seconda direttiva Ue sul credito al consumo (Ccd II), negli ultimi anni sono stati fatti tanti passi in avanti per alzare i livelli di protezione delle famiglie dalla piaga del sovraindebitamento. Ma per prevenire il fenomeno o nel caso favorire l’uscita dei consumatori dalla spirale negativa, è possibile fare altri concreti passi. Alcune soluzioni sono emerse dal convegno organizzato a Parma da Confconsumatori con le autorità di vigilanza e le reti territoriali degli assistenti sociali. «In primo luogo – spiega l’avvocato Carmen Agnello, responsabile del settore socio sanitario di Confconsumatorioccorre agire sull’abbattimento dei costi per l’avvio e l’istruzione delle procedure di sovraindebitamento, che può essere realizzato sia spostando in avanti, all’ultimo step della procedura prescelta, il pagamento dei costi della procedura stessa, come pure introducendo l’istituto del gratuito patrocinio, ovvero un istituto di cui già si avvalgono altre categorie di soggetti che accedono alla giustizia, che consente di avere un avvocato senza spese».

Oggi è difficile accedere alla procedura proprio a causa dei costi da sostenere quali il compenso dell’Occ (Organismo di composizione delle crisi) come pure quello del professionista (avvocato, commercialista) deputato a seguirlo. E la persona indebitata è costretta a rinunciare all’avvio della procedura. «In secondo luogo – aggiunge Agnello – sarebbe bene attuare con rapidità la Direttiva Ccd II nella parte in cui impone agli Stati membri di istituire i centri di consulenza per il debito, cosiddetti debt advice. Anche Banca d’Italia ha sollecitato l’introduzione di tale istituto e ha suggerito che il servizio potrebbe essere prestato dalle associazioni di consumatori riconosciute a livello nazionale, sulla falsariga del modello francese e portoghese, che puntano su un modello di debt advice affidato al no profit».

Tali associazioni, infatti, sono dotate di una buona rappresentatività e di una rete dislocata nel territorio e dispongono già di talune competenze adeguate. «In terzo luogo – conclude Agnello – l’articolo 34 della Ccd II statuisce la necessità di promuovere misure atte a favorire l’educazione dei consumatori in merito a una gestione del debito responsabile, in particolare per quanto riguarda i contratti di credito. Per orientare i consumatori, in primis quelli che sottoscrivono un credito al consumo per la prima volta o per mezzo di strumenti digitali, devono essere fornite informazioni chiare sulla procedura per la concessione del credito». Le disposizioni legislative e regolamentari necessari per adeguarsi alla Ccd II devono essere adottate in ogni caso entro il 20 novembre 2025. «Confconsumatori – afferma il suo presidente nazionale, avvocato Marco Festellichiede che l’Italia, in maniera responsabile, visto l’allarme sociale creato dal fenomeno del sovraindebitamento, si adegui nel corso del 2024, senza ulteriormente tardare».

Long term care. L’Ivass propone una copertura per tutta la popolazione (4 maggio 2024)

Il consigliere Cesari annuncia la volontà di presentare una proposta di legge

Ben 38 miliardi di spesa pubblica e altri 33 miliardi di spesa privata sono oggi destinati all’assistenza di persone non autosufficienti. Somme equivalenti al 3,7% del Pil tricolore, tenendo conto della spesa (spesso in nero) per le badanti. Viaggia invece su valori marginali (178 milioni) la cosiddetta spesa intermediata, vale a dire quella per il pagamento di polizze sanitarie o di quote per iscrizione a mutue o fondi integrativi da parte degli italiani.

LE MOTIVAZIONI – Un sistema di welfare che in prospettiva non sarà facile sostenere, con un trend strutturale di invecchiamento della popolazione. Alle varie fasce di età le probabilità di morte stanno calando sensibilmente. Le persone fortunatamente vivono più a lungo rispetto al passato. Dall’altra parte c’è un inesorabile calo della natalità. In termini di persone ultra 65enni sul totale della popolazione siamo secondi dietro il Giappone: siamo già poco sopra al 23% e arriveremo nel 2050 al 34% di ultra 65enni sul totale della popolazione. Inoltre c’è una prospettiva di crescita del Pil del nostro Paese non troppo vivace, a cui si affianca un tasso di disoccupazione ancora alto (vicino all’8%). La spesa sanitaria pubblica è comunque in calo. Siamo già sotto la media europea ed è destinata a scendere ulteriormente nei prossimi anni. Siamo già sotto il 7% del Pil e dati ufficiali stimano valori prossimi al 6,1-6,2% del Pil nel prossimo biennio. Per dare un riferimento Francia e Germania viaggiano rispettivamente su valori del 10,5 e 11% del Pil.

L’ANNUNCIO – La situazione italiana non è confortante. L’esposizione al rischio di non autosufficienza delle persone aumenta e le risorse pubbliche per offrire adeguata assistenza sono in diminuzione. L’Ivass, l’Autorità di vigilanza sulle assicurazioni, sta portando avanti uno studio con le Università di Venezia e La Sapienza di Roma per calcolare l’esposizione al rischio di non autosufficienza degli italiani e arrivare a stimare il costo di una copertura universalistica per tutta la popolazione. L’obiettivo – una vera e propria sfida – è formulare una proposta di legge da sottoporre al Governo e al Parlamento, come è stato annunciato in anteprima dal consigliere Ivass, Riccardo Cesari, al Congresso nazionale di Confconsumatori.

LA PROPOSTA – «Il progetto è ancora nella fase di studio – ha spiegato Cesari -. Una possibile risposta a questo grave problema è un partenariato pubblico-privato. Lo Stato stabilisce le regole e concede un’agevolazione fiscale. I datori di lavoro e i lavoratori versano i contributi. Le compagnie erogano le rendite in denaro e/o i risarcimenti sotto la forma specifica di servizi di assistenza prestati da soggetti del terzo settore specializzati, attrezzati e capaci di offrire assistenza su ambiti così delicati come i servizi della persona, con presidi e vigilanza sulla qualità dei servizi. Un progetto che lega i vari soggetti coinvolti nel raggiungimento di tre obiettivi; l’universalità dell’intervento, ovvero copertura a tutta la popolazione, efficienza e sostenibilità del sistema e qualità relazionale dei servizi stessi». Una soluzione simile a quella che si sta immaginando per le coperture contro le catastrofi naturali, dove il Governo Meloni – che si sta dimostrando attento alle coperture dei rischi macroeconomici – ha già previsto l’obbligo per le imprese di stipulare un’assicurazione per i rischi catastrofali.

«L’esposizione al rischio non autosufficienza è molto significativa – ha spiegato Cesari -. Dopo i 70 anni il rischio cresce esponenzialmente. Si tratta di qualcosa di simile a una catastrofe naturale: la possiamo definire una catastrofe naturale familiare. In diverse zone d’Italia – con rischio sismico 3 o 4 – la popolazione è molto più esposta al rischio di non autosufficienza che al rischio terremoto». Occorre quindi individuare per tempo dei sistemi per rispondere ai problemi di salute che si avranno con l’avanzare dell’età.

«Ben vengano tutte le proposte di legge per la nascita di quello che possiamo definire un nuovo welfare – ha condiviso Carmelo Calì, vice presidente Confconsumatori – nel quale lo Stato non può abbandonare il campo e deve sempre essere a fianco dei cittadini secondo le mutate condizioni socio economiche del Paese. Dall’altro lato il nuovo welfare dovrà far sì che le varie forme di tutela private, attraverso le coperture assicurative, siano sempre più rispondenti ai bisogni dei consumatori. Da questo punto di vista risulta chiaro che l’intervento legislativo dovrà comprendere entrambi gli aspetti coniugando l’intervento pubblico con quello privato. E questo non può avvenire con interventi legislativi e/o economici parziali, che sarebbero inutili, ma secondo una visione d’insieme capace di generare una riforma organica, che abbia a centro, secondo il dettato costituzionale, la tutela della persona umana».