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Via Ugo La Malfa, 3/B – CAP 75100
Telefono: 0835.1766729
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Responsabile: Giovanni Vinci
Orario di apertura: Martedì dalle 17 alle 19; Giovedì dalle 16 alle 19

ROTONDELLA (Mt)
Via Garibaldi, 131 – CAP 75026
Telefono: 328.1984943
e-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: Lunedì dalle 15.30 alle 19.30; Martedì dalle 9 alle 13

PISTICCI (Mt)
Viale Gramsci, 34 – CAP 75015 Marconia
presso Confederazione Italiana Agricoltori
Telefono: 328.1984943
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: venerdì dalle 17 alle 19

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Orario di apertura: mercoledì dalle 16 alle 18.30

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Banca investe senza autorizzazione 600 mila euro Sul conto mancano 600 mila euro: due reggiani scoprono che la banca li ha investiti in titoli della banca stessa senza autorizzazione. Entrambi risarciti

Parma, 8 maggio 2015 – Può una banca investire centinaia di migliaia di euro di un suo cliente senza nemmeno informarlo? E peraltro investire in bond emessi dalla Banca stessa? La vicenda, che ha dell’incredibile, è capitata davvero a madre e figlio di Reggio Emilia che hanno subito diversi comportamenti scorretti da parte dell’Istituto di Credito del quale erano correntisti. Un crescendo di prepotenza: ordini d’acquisto inesistenti, un’operazione di cambio dollaro/euro che manda in fumo 150 mila euro e, infine, l’investimento di oltre 600 mila euro effettuato, in palese conflitto d’interessi, all’insaputa dei titolari e costato un’ulteriore ingente perdita. Per i malcapitati risparmiatori la sentenza, mai appellata, è arrivata nei mesi scorsi e condanna la banca al risarcimento dei clienti.

I FATTI – Nel 2004 i risparmi dei due reggiani erano stati investiti, in valuta dollari, in un acquisto titoli che solo successivamente risultò autorizzato solo dal figlio e non dalla madre. A distanza di 4 anni, nel 2008, alla scadenza di tale investimento, la banca, senza informare i clienti, aveva liquidato l’ingente somma investita e l’aveva convertita in euro, trascurando il fatto che in quel periodo il cambio euro/dollaro era decisamente sfavorevole, tanto da comportare una perdita di 150 mila euro (90 mila a carico della madre e 60 mila del figlio). Alcuni giorni dopo aver appreso della perdita subita nell’operazione di cambio, il figlio si era recato in Banca per poter disporre delle somme presenti sul conto. Allo sportello si era reso conto che mancavano 600 mila euro (351 mila della madre e 250 del figlio); la Banca infatti, senza essere stata autorizzata da nessuno, li aveva investiti in obbligazioni emesse dalla banca stessa. Avendo i due necessità urgente di riappropriarsi della propria liquidità, avevano come unica soluzione, a quel punto, quella di disinvestire. La banca tentò in un primo momento di “estorcere” un contratto di acquisto titoli a posteriori per mettersi in regola, ritardando la vendita. Ma, a suon di raccomandate, i clienti ottennero finalmente il disinvestimento; peccato che le obbligazioni della banca a quel punto registravano già una diminuzione di valore, così l’operazione causò loro un’ulteriore perdita di quasi 2000 euro. L’ultima goccia che li convinse a fare causa alla banca.

LA SENTENZA – Il Giudice di Reggio Emilia ha deciso che gli ordini di acquisto delle obbligazioni avrebbero dovuto essere conferiti per iscritto, come da contratto quadro, pertanto la banca «inadempiente» è stata riconosciuta responsabile per il danno patito e condannata a risarcire i clienti. Anche se gli ordini fossero stati disposti telefonicamente, l’Istituto di credito avrebbe dovuto produrre le registrazioni. La banca, inoltre, ha agito violando gli obblighi informativi e la disciplina del conflitto di interessi.

«La peculiarità rispetto ad altre pronunce – spiegano gli avvocati Giuseppe Luciani e Luigi Martin che hanno difeso in giudizio i consumatori – è tecnica e riguarda il fatto che la violazione della forma scritta non determina la nullità dello stesso, ma genera in capo alla banca un obbligo risarcitorio per inadempimento. In altre parole l’ordine d’acquisto rimane “invalido”, ma la banca ha violato un obbligo cui si era vincolata, di conseguenza deve risarcire il danno procurato al cliente col suo comportamento».

 Scarica la sentenza

  • Maggio, 8
  • 4852
  • Emilia Romagna, Risparmio e Investimenti, sitoer
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Telefonia: due vittorie da Reggio Emilia e a Pisa Punito il comportamento illegittimo dell'operatore (Vodafone): a Reggio un contratto non richiesto; a Pisa addebiti illegittimi per 5000 euro

Reggio Emilia – Pisa, 24 aprile 2015 – Stop ai comportamenti illegittimi degli operatori di telefonia. Confconsumatori incassa due importanti vittorie in materia di telefonia, entrambe nei confronti Vodafone. Un segnale chiaro per ribadire che gli operatori devono rispettare il diritto all'informazione del cliente e osservare comportamenti all'insegna della trasparenza e della buona fede. I due casi risolti riguardano un consumatore di Reggio Emilia "sballottato" tra ddue operatori e rimasto senza linea per 78 giorni e un consumatore di Pisa, che si era trovato migliaia di euro in bolletta per servizi mai richiesti.

REGGIO EMILIA: contratto non richiesto – Era rimasto senza telefono fisso per 78 giorni, sballottato tra due gestori telefonici (Telecom e Vodafone) e per risolvere il problema aveva dovuto chiedere l'attivazione a Telecom (suo vecchio gestore) di un nuovo numero. Il giudice di pace, però, dopo una lunga battaglia gli ha riconosciuto un danno di 1.000 euro. Tutto era iniziato quando l'associato di Confconsumatori Reggio Emilia si era ritrovato ad essere cliente di Vodafone senza aver mai firmato nessun contratto. Ci sono voluti 2 anni e l'assistenza dell'avvocato di Confconsumatori Angelo Ammaturo per ottenere la pronuncia, particolarmente dura, del giudice di pace di Reggio Emilia, Alfredo Carbognani. Infatti la sentenza si scaglia contro la possibilità che vi sia un passaggio automatico da un operatore a un altro senza la richiesta di un documento scritto che attesti l'effettiva sottoscrizione di un nuovo contratto e l'effettiva volontà dell'utente: «Per inciso – si legge nella sentenza – questi gestori (tutti), dovrebbero cessare di estorcere nuovi contratti con metodi dubbi (senza ordini veri ma solo ventilati) e poi con ritardi nella riattivazione del precedente gestore, nella speranza magari che l'utente, fiaccato, ceda all'utenza in corso di cambiamento».
Scarica la sentenza del Giudice di Pace di Reggio Emilia.

PISA: servizi non richiesti – In 5 anni gli erano stati addebitati direttamente sulla carta oltre 5000 euro di costi non dovuti o ingiustificati. Il giudice del Tribunale di Pisa, Marco Viani, ha accolto la richiesta di rimborso presentata dal un associato di Confconsumatori, rappresentato dall'avvocato Giovanni Longo. L'uomo si era accorto degli addebiti sproporzionati solo al ricevimento delle prime fatture con importi esosi giustificati come "connessioni wap, servizi voce, messaggistica e dati". Il consumatore, che aveva sottoscritto un pacchetto comprensivo di 250 minuti di chiamate verso tutti per 19 euro, negava di aver mai dato consenso esplicito agli ulteriori servizi forniti (tra cui "assicurazione Kasko" e "download giochi") né era mai stato informato dei relativi costi. Il Giudice ha rilevato dapprima una clausola palesemente vessatoria nel contratto attivato nel 2006 con Vodafone che poneva un limite di 45 giorni per l'invio di reclami (mentre la legge prevede invece 5 anni). Poi il giudice ha richiamato il dovere, in capo all'operatore, di buona fede e di tutela dell'interesse del cliente, ad esempio consentendo al consumatore di monitorare il traffico. In caso di importi indebiti l'onere probatorio spetterebbe all'utente, ma – come si legge nella sentenza -, "L'onere probatorio deve ritenersi esaurito con la dimostrazione della mancata richiesta volontaria dei servizi". Riguardo i numerosi addebiti di traffico voce (circa 15 euro ogni bimestre) è risultato che il traffico effettivo aveva superato la soglia solo in un bimestre, "Gli addebiti esposti a tale titolo – continua la sentenza – sono evidentemente del tutto privi di giustificazione". Ingiustificata anche la polizza Kasko: "Il contratto esibito non fa alcun riferimento a tale assicurazione". Il giudice quindi ha condannato Vodafone a restituire al cliente oltre 5000 euro più gli interessi e le spese.
Scarica la sentenza del Tribunale di Pisa.
Scarica l'articolo dell'avvocato Giovanni Longo d Confconsumatori Pisa.

  • Aprile, 23
  • 4482
  • Casa e Utenze, Emilia Romagna, sitoer, Telefonia, Toscana
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Alzheimer: Il futuro è la medicina predittiva Confconsumatori ha partecipato a Parma al convegno organizzato da Anap Confartigianato sul tema Alzheimer: il futuro sui fronti medico e legale

Parma, 17 aprile 2015 – Anche Confconsumatori ha partecipato al convegno sull'Alzheimer che è stato organizzato ieri a Parma da Anap Confartigianato con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Parma e Croce Rossa Italia, in collaborazione con Aima e Inapa Confartigianato. In Italia sono oltre 500mila i malati di Alzheimer e oggi, in provincia di Parma ci sono circa 10mila casi, 6.600 solo in città ma se si guarda alle previsioni per il futuro il dato diventa veramente inquietante: nel 2020 nel parmense si arriverà a 18mila ammalati di cui 12mila in città. E non si tratta di una malattia riservata alla terza età: la più giovane parmigiana affetta dal morbo di Alzheimer ha 39 anni, ma in Italia è stato diagnosticato a una donna di 24. A riferirlo è stato Claudio Secchi, presidente di Aima sezione di Parma, l’Associazione italiana ammalati di Alzheimer, intervenuto al convegno organizzato da Anap Confartigianato per parlare dei temi medici, legali e sociali legati al morbo. «Questi numeri pongono seriamente la questione della riorganizzazione dei servizi – ha aggiunto Secchi».

«La malattia non è curabile ma è gestibile – ha spiegato Vincenzo Marigliano, Ordinario di Gerontologia e Geriatria Policlinico Umberto I- Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Sapienza di Roma – per questo va diagnosticata tempestivamente. Si possono individuare i sintomi già 15 anni prima che si manifesti. Primo fra tutti i segnali è la depressione. Ci sono dei fattori di rischio che possono portare all’Alzheimer: fumo, alcool, ipercolesterolemia, diete ricche di grassi, diabete mellito; fondamentale è sono il patrimonio genetico ma l’ambiente in cui viviamo, eventuali agenti tossici che abbiamo incontrato e soprattutto come ci nutriamo sono cose che possono modificare il nostro genoma». Per Marigliano, oltre a una sana alimentazione, è importante mantenere attivo il nostro cervello, non impoverire le relazioni sociali e dedicarsi il più possibile ad attività creative, affrontare esperienze nuove e scoprire ogni giorno il lato positivo delle cose. E naturalmente la medicina predittiva: «Il futuro è incerto se ci affidiamo al caso e non al patrimonio genetico. Non sottovalutiamo questi problemi perché siamo perché ricordiamo».

ConvegnoAlzheimerPR_16_4_15relatoriPer Confconsumatori erano presenti la presidente nazionele Mara Colla e l’avvocato Giovanni Franchi, specializzato nella tutela dei familiari dei malati di Alzheimer e storico collaboratore di Confconsumatori. Franchi ha affrontato il tema della legalità partendo dalla domanda: gli enti pubblici o le case di cura convenzionate possono far pagare al malato o al parente la retta per il ricovero di una persona affetta dall’Alzheimer? Una risposta l’ha data la Corte di Cassazione (sentenza 4558 del 22 marzo 2012) che ha stabilito che la retta deve essere a carico del servizio sanitario nazionale, con l’effetto che il comune non può rivalersi sul malato o sui suoi parenti.

«Le conseguenze della sentenza – ha chiarito Franchi – sono che, a meno che il paziente non fosse ricoverato in una casa di cura privata non convenzionata, nulla può essere a lui richiesto  o ai suoi figli se deceduto. Lui o gli eredi possono chiedere la restituzione di quanto corrisposto negli ultimi dieci anni. Confconsumatori ha inviato a tutte le Regioni una richiesta sul loro comportamento a riguardo, in poche hanno risposto. L’Emilia-Romagna ha dichiarato che il suo comportamento trae le mosse da una legge regionale che pone la retta a carico dell’assistito, ma si tratta di una legge contraria alla Costituzione».

All’Hotel Parma&Congressi che ha ospitato il convegno erano presenti anche Leonardo Marchesi, direttore del presidio ospedaliero aziendale dell’Ausl, Pierantonio Muzzetto, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Parma, Ero Luigi Gualerzi presidente provinciale ANAP, Leonardo Cassinelli presidente provinciale Confartigianato Imprese APLA, Giampaolo Palazzi, presidente nazionale di Anap, Fabio Menicacci, segretario nazionale Anap e Marco Granelli vicepresidente nazionale Confartigianato che ha fatto da moderatore all’incontro.

I rappresentanti di Confartigianato e di Anap hanno spiegato lo spirito con cui è stato organizzato il convegno: l’obiettivo delle associazioni, che non si occupano solo delle imprese ma anche del contesto sociale in cui operano, è di creare un’opportunità di crescita di consapevolezza, sensibilizzare le persone, stimolare il miglioramento della giurisprudenza in materia e aiutare la ricerca. Perché l’Alzheimer è una malattia devastante che coinvolge molte sfere, compresa quella economica.

Nelle sedi di Anap è possibile compilare il test predittivo della malattia che poi sarà consegnato, per l’analisi, all’Università La Sapienza.

  • Aprile, 20
  • 2957
  • Emilia Romagna, Salute, Servizi e Società, sitoer
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“Consumatori 2.0”: via al “tour” in Italia Un nuovo servizio per accedere rapidamente ai propri dati creditizi, per prevenire segnalazioni negative e sanare rapidamente eventuali errori o contestazioni

Parma, 31 marzo 2015 – In viaggio in 10 città d'Italia per presentare la guida "I diritti dei consumatori online" e per promuovere un utilizzo consapevole e intelligente del web tra i cittadini. Destinatari dei 10 incontri aperti al pubblico sono, in particolare, operatori e volontari che si occupano delle cosiddette "fasce deboli" (stranieri, anziani, donne e minori), che per limiti di lingua, istruzione, consuetudine o età sono spesso escluse dalle risorse del mondo digitale. Nel mese di marzo Confconsumatori ha dato via al "tour" del progetto “Consumatori 2.0 – Radicamento e interattività”, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dalle associazioni dei consumatori: Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Codacons, Confconsumatori e Unione Nazionale Consumatori.

Gli incontri si propongono di illustrare i numerosi vantaggi del web, offrendo utili consigli su come limitare gli inevitabili rischi della navigazione virtuale. Lo scopo ultimo è quello di combattere il “digital divide” geografico e sociale che inchioda l’Italia in coda alla classifica europea per l’accesso a internet (vedi sotto). Ecco tutte le date degli incontri nelle città degli sportelli “2.0” .

CITTA'

DOVE

DATA

ORA

CONTATTI

PARMA

Auditorium Parma Lirica, via Gorizia 2

13 marzo

17,00

parma@confconsumatori.it

SALERNO

Convento dei Cappuccini, piazza San Francesco 33

21 marzo

18,00

confconsumatorisa@libero.it

CAMPI BISENZIO (FI)

Auditorium Gianni Rodari, via Garcia Lorca 15

10 aprile

09,00

confconsumatori.fipopt@gmail.com

FOLIGNO

Sala Aristotele Hotel Le Mura, via Mentana 4

11 aprile

11,00

confconsumatoriumbri@libero.it

CAMPOBASSO

UMoTETeL, via Milano n. 2/B

15 aprile

17,00

confconsumatori.molise@tin.it

TORINO

Sala Colonne del Comune di Torino, Piazza Palazzo di Città

22 aprile

18,00

confconstorino@yahoo.it

GIOIA TAURO (RC)

Auditorium “F.Severi/Guerrisi” Via Galluppi, 1

24 aprile

10,00

confconsumatori_rc@hotmail.it

MILANO

Casa dei diritti del Comune, Via de Amicis, 10

28 aprile

10,00

milano@confconsumatori.it

ACICASTELLO (CT)

Sede Confconsumatori Via IV Novembre, n. 3

28 aprile

17,30

confconsumatoriacicastello@gmail.com

SAVONA

Sala Rossa del Comune di Savona, Corso Italia n. 19

29 aprile

15,30

conf.savona@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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INTERNET IN ITALIA: I DATI DEL DIVARIO DIGITALE ​

Secondo le indagini Eurostat un terzo degli italiani (34%) non ha mai usato internet, un dato che posiziona il Paese in fondo alla classifica europea in tema di accesso al web. Solo il 54% degli italiani dichiara di usare internet ogni giorno, a fronte di una media europea del 62%. In questo modo pochissimi sfruttano la risorsa dell’e-government: solo il 21% degli italiani dichiara di usare i servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione, la metà rispetto alle medie europee.

Anche la copertura e la qualità della banda larga in Italia sono da migliorare. In particolare, dalla Relazione annuale dell’Agcom emerge la necessità di superare il divario digitale (digital divide) all’interno della penisola. Secondo l’Istat internet è disponibile nel 63,3% delle famiglie del Centro-Nord e solo nel 55,1% delle famiglie del Sud e nel 54,7% delle Isole. Le regioni peggiori sono il Molise, la Calabria, la Sicilia e al nord la Liguria.

Permangono anche le differenza di età e di genere: soltanto il 12,7% delle famiglie costituite esclusivamente da over 65 è collegata da casa. Inoltre naviga il 60,2% degli uomini e solo il 49,7% delle donne. Gli stranieri sono limitati ad esempio nell’accesso ai servizi online della PA per mancanza di informazioni e problemi di lingua. E nemmeno le nuove generazioni “native digitali” si salvano: per Save the Children: ben 452 mila adolescenti italiani non hanno accesso alla Rete.

  • Marzo, 31
  • 3695
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Termoregolazione: convegno a Modena Entro dicembre 2016 obbligatoria l’installazione di sistemi di contabilizzazione individuale per il riscaldamento centralizzato: convenzione a Modena

Modena, 24 marzo 2015 – Entro il 31 dicembre 2016 anche in Italia sarà obbligatorio installare sistemi individuali di contabilizzazione negli impianti di riscaldamento centralizzati. L’obbligo scatterà a seguito dell’entrata in vigore della Direttiva UE 2012/27, recepita nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 102/2014. 

  • Marzo, 24
  • 3224
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Risparmio “tradito”: risarcimento per gli eredi Cerruti e Argentina: due vittorie di Confconsumatori a Piacenza e a Pavia che arrivano quando gli investitori sono ormai deceduti

Parma, 20 febbraio 2015 – I loro genitori se ne sono andati prima di riuscire ad ottenere giustizia: oggi sono gli eredi di due risparmiatori, di Piacenza e Pavia, a vedere finalmente riconosciuto un equo risarcimento per il comportamento scorretto delle banche.

PIACENZA, TITOLI “CERRUTI FINANCE” – Il Tribunale di Piacenza ha condannato una banca alla restituzione in favore dei figli di quanto versato dai genitori, deceduti, per l’acquisto di obbligazioni Cerruti Finance S.A. Il Tribunale ha, infatti, riscontrato che la banca era contrattualmente inadempiente per non avere non avere tenuto conto del fatto gli investitori, due anziani che intendevano mettere al sicuro i loro risparmi, dovevano essere considerati investitori inesperti, anche sulla base del fatto che si erano rifiutati di fornire informazioni a norma dell’art. 28 Reg. Consob n. 11522/98. L’operatore finanziario avrebbe dovuto considerare inadeguato per quei risparmiatori un investimento in bond emessi da una finanziaria estera, la Cerruti Finance, creata al solo scopo di consentire a una società carica di debiti la possibilità di emettere obbligazioni. Di qui, per il giudice, la violazione dell’art. 29, l’inadempimento, la risoluzione del contratto e la condanna della banca a restituire il versato, detratte le somme percepite nella procedura concorsuale (escluse le cedole riscosse), per complessivi 67.700 €. «Come risulta dalla sentenza– dichiara l’avvocato Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori Parma – è impensabile che un intermediario finanziario valuti l’adeguatezza di un investimento accontentandosi di un semplice rifiuto a fornire informazioni. Purtroppo è ormai sempre più difficile il recupero di tali investimenti finiti in default, perché ormai sono decorsi quasi tutti i termini di prescrizione».

PAVIA, BOND ARGENTINA – Il Tribunale di Pavia ha condannato un Istituto di credito a restituire alla figlia di una sua investitrice, quale erede, le somme a suo tempo investite in obbligazioni Argentina, sulla base della totale mancanza del contratto di negoziazione. La banca, infatti, non ha prodotto alcun contratto in corso di causa e si è difesa esclusivamente eccependo il decorso del termine di conservazione della documentazione. Ma il Giudice ha dato torto all’intermediario, statuendo l’irrilevanza delle eccezioni di fronte al difetto di forma che la legge impone per quei contratti La figlia ha ottenuto così 23.300 € più gli interessi e le spese legali. «La sentenza è importante – afferma l’avvocato Sabrina Contino, legale di Confconsumatori Milano che ha patrocinato la causa – perché il Tribunale ha ritenuto che la prescrizione di conservare la documentazione per un periodo di tempo limitato non solleva la Banca del suo onere probatorio. Infatti un conto è il rispetto di norme di natura amministrativa, finalizzate a consentire l’attività di ispezione e controllo da parte degli organi di vigilanza, e altro è derogare ad un requisito di forma prescritto dalla legge nell’ambito del rapporto contrattuale tra le parti».

  • Febbraio, 20
  • 3520
  • Emilia Romagna, Lombardia, Risparmio e Investimenti, sitoer
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