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MATERA

MATERA
Via Ugo La Malfa, 3/B – CAP 75100
Telefono: 0835.1766729
Cellulare: 376.1448694
E-mail: confconsumatorimatera@gmail.com
Responsabile: Giovanni Vinci
Orario di apertura: Martedì dalle 17 alle 19; Giovedì dalle 16 alle 19

ROTONDELLA (Mt)
Via Garibaldi, 131 – CAP 75026
Telefono: 328.1984943
e-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: Lunedì dalle 15.30 alle 19.30; Martedì dalle 9 alle 13

PISTICCI (Mt)
Viale Gramsci, 34 – CAP 75015 Marconia
presso Confederazione Italiana Agricoltori
Telefono: 328.1984943
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: venerdì dalle 17 alle 19

TURSI (MT)
Via Roma, 143 – CAP 75028
Telefono: 338.7686589
E-mail: confconsumatoribasilicata@gmail.com
Orario di apertura: mercoledì dalle 16 alle 18.30

TAG: etichettatura

Etichette nutrizionali, dal 1° luglio si applica regolamento UE

BRUXELLES – 28 giugno 2007 – Dal prossimo primo luglio si applica il regolamento europeo 1924/2006 che stabilisce principi generali applicabili a tutte le indicazioni fornite sui prodotti alimentari per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori , per dare ai consumatori le informazioni necessarie affinché compiano scelte nella piena consapevolezza dei fatti e per creare condizioni paritarie di concorrenza per l’industria alimentare.

Il regolamento si applica alle indicazioni nutrizionali e sulla salute figuranti in comunicazioni commerciali, sia nell’etichettatura sia nella presentazione o nella pubblicità dei prodotti alimentari forniti al consumatore finale, compresi quelli commercializzati senza imballaggio o offerti alla rinfusa . Vi è un numero crescente di alimenti etichettati e pubblicizzati nella Comunità recanti indicazioni nutrizionali e sulla salute. Per garantire un elevato livello di tutela dei consumatori e facilitare le loro scelte, Bruxelles stabilisce che i prodotti immessi sul mercato devono essere sicuri e adeguatamente etichettati.

È importante che le indicazioni relative agli alimenti siano comprese dal consumatore ed è opportuno tutelare tutti i consumatori dalle indicazioni fuorvianti . Vi è un’ampia gamma di sostanze nutritive e di altre sostanze a effetto nutrizionale e fisiologico, compresi, ma non solo, vitamine, minerali, oligoelementi, amminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre, varie piante ed estratti di erbe, con un effetto nutrizionale o fisiologico, che potrebbero essere presenti in un prodotto alimentare ed essere oggetto di un’indicazione.

La direttiva 2000/13/CE impone un divieto generale di utilizzare informazioni che possono indurre in errore l’acquirente o attribuiscono ai prodotti alimentari proprietà medicamentose . Il presente regolamento dovrebbe integrare i principi generali della direttiva e stabilire disposizioni specifiche riguardanti l’utilizzo delle indicazioni nutrizionali e sulla salute relative ai prodotti alimentari forniti come tali al consumatore.

– A BASSO CONTENUTO CALORICO L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 40 kcal (170 kJ)/100 g per i solidi o più di 20 kcal (80 kJ)/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal (17kJ)/dose unitaria equivalente a un cucchiaino di zucchero.

– A RIDOTTO CONTENUTO CALORICO L’indicazione è consentita solo se il valore energetico è ridotto di almeno il 30 %, con specificazione delle caratteristiche che provocano una riduzione nel valore energetico totale dell’alimento.

– SENZA CALORIE L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 4 kcal (17 kJ)/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 0,4 kcal (1,7kJ)/dose unitaria equivalente a un cucchiaino di zucchero.

– A BASSO CONTENUTO DI GRASSI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato).

– SENZA GRASSI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Le indicazioni con la dicitura «X % SENZA GRASSI» sono tuttavia proibite.

– A BASSO CONTENUTO DI GRASSI SATURI L’indicazione è consentita solo se la somma degli acidi grassi saturi e degli acidi grassi trans contenuti nel prodotto non supera 1,5 g/100 g per i solidi o 0,75 g/100 ml per i liquidi; in entrambi i casi la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non può corrispondere a più del 10 % dell’apporto energetico.

– SENZA GRASSI SATURI L’indicazione è consentita solo se la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non supera 0,1 g di grassi saturi per 100 g o 100 ml.

– A BASSO CONTENUTO DI ZUCCHERI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g di zuccheri per 100 ml per i liquidi.

– SENZA ZUCCHERI L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml.

– SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI L’indicazione è consentita solo se il prodotto non contiene mono- o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve figurare sull’etichetta: "CONTIENE IN NATURA ZUCCHERI".

– SENZA SODIO o SENZA SALE L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene non più di 0,005 g di sodio, o un valore equivalente di sale, per 100 g.

– FONTE DI FIBRE L’indicazione è consentita solo se il prodotto contiene almeno 3 g di fibre per 100 g o almeno 1,5 g 

Clicca  QUI per leggere il Regolamento UE 1924/2006

Fonte: Help Consumatori   

  • Giugno, 28
  • 2306
  • Alimentazione
  • More

Un decalogo per leggere l’etichetta e scegliere la qualità dei prodotti

Etichetta nei prodotti alimentari: una opportunità per il consumatore una breve guida per la spesa di ogni giorno. Le etichette dei prodotti alimentari sono spesso considerate dai più come strumenti inutili, o comunque trascurate nei loro contenuti in larga parte, tanto che la “marca” sembra più importante di tutte le altre informazioni, col risultato che di fatto la scelta del prodotto è fatta in modo non consapevole.

La prima idea che dobbiamo fissare è il principio che sta alla base di tutte le etichette: tutto ciò che non è scritto sicuramente non è presente, può sembrare una banalità, invece è la sostanza di tutto . Il consumatore deve imparare a leggere con attenzione l’etichetta, ma in particolare deve imparare a ricercare i dati realmente importanti e a non lasciarsi condizionare dai mass-media. Vediamo di tentare un breve elenco di alcune possibili informazioni che possiamo trovare:

1.
IL NOME COMMERCIALE
È LA COSA MENO SIGNIFICATIVA, SERVE SOLO PER DIRCI CHI CI STA OFFRENDO IL PRODOTTO, MOLTO PIÙ IMPORTANTE CAPIRE IL TIPO DI PRODOTTO CHE VIENE DENOMINATO IN QUEL MODO.

2.
LA DATA DI SCADENZA
È IMPORTANTE PER DIRCI IL GRADO DI FRESCHEZZA, MA ATTENZIONE NON È SEMPRE LEGATA ALLA DURATA REALE DEL PRODOTTO. MOLTO PIÙ IMPORTANTE È LA DATA DI PRODUZIONE. IN MOLTI CASI SI ALLUNGA LA VITA DI UN PRODOTTO CON PROCEDIMENTI INDUSTRIALI A SCAPITO DELLA QUALITÀ..

3.
IL LUOGO E IL NOME DEL PRODUTTORE
SPESSO INDICATI CON SIGLE COMPLICATISSIME, O CON SISTEMI DI ETICHETTATURA COMPLESSI, QUASI ILLEGGIBILI. QUESTO DATO È FONDAMENTALE PERCHÉ LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO IN REALTÀ (ESEMPIO PAESI EXTRAEUROPEI) PUÒ CAMBIARE MOLTISSIMO, IL SCEGLIERE PRODOTTI CON ETICHETTE CHE ESPLICITINO IN MODO CHIARO QUESTO DATO È UNA GARANZIA DI GENUINITÀ.

4.
IL CONTENUTO IN ELEMENTI NUTRITIVI
È UN DATO SPESSO TANTO INUTILE QUANTO ILLUSORIO, LEGATO SPESSO SOLO A STRATEGIE COMMERCIALI. IN GENERE INFATTI VENGONO RIPORTATI I LIMITI IMPOSTI DALLA LEGGE SOLO ESPRESSI IN MODO DIVERSO, NEI RARI CASI IN CUI I DATI SIANO NOTEVOLMENTE DIVERSI, IN SENSO MIGLIORATIVO, POSSONO INDICARE UNA QUALITÀ NOTEVOLE DEL PRODOTTO.

5.
IL CONTENUTO IN CONTAMINANTI
È UN DATO MOLTO RARAMENTE PRESENTE, INFATTI È FRUTTO DI CONTROLLI MOLTO COSTOSI, QUESTO DATO SE PRESENTE È UNA GARANZIA ASSOLUTA DI SANITÀ.

6.
INDICAZIONE DEL METODO DI PRODUZIONE
COME LOTTA INTEGRATA, BIOLOGICO O ALTRI DICONO SOLO IL RISPETTO DI NORME, DISCIPLINARI, E DI UNA LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO, NON SONO GARANZIA DI QUALITÀ.

7.
ELENCO DEGLI INGREDIENTI
PUR ESSENDO IMPORTANTI SONO SPESSO LEGATI ALLA NORMATIVA VIGENTE, DICONO BEN POCO DELLE CARATTERISTICHE REALI DEL PRODOTTO. TUTTAVIA È IMPORTANTE RICORDARE CHE SONO SEMPRE ELENCATI IN ORDINE DI QUANTITÀ PRESENTI, LA VALUTAZIONE VA FATTA TENENDO PRESENTE CHE I PRIMI INGREDIENTI SONO I PIÙ IMPORTANTI. I COLORANTI, I CONSERVANTI E GLI ADDITIVI POSSONO ESSERE INDICATI IN MODO DIVERSO, O CON DEI CODICI O CON IL LORO NOME CHIMICO, SONO EQUIVALENTI, IMPORTANTE PUÒ ESSERE INVECE L’INDICAZIONE DI ORIGINE NATURALE. TALUNE DICITURE, TIPO “AROMI”, POSSONO SOTTO INTENDERE GRANDI CARENZE DI QUALITÀ.

8.
DATI ANALITICI
SONO IMPORTANTI SE VANNO OLTRE I SEMPLICI VALORI DI LEGGE, SE INDICANO CHI HA FATTO L’ANALISI E QUANTO TEMPO PRIMA. PER UNA VALUTAZIONE ESATTA OCCORRE ESSERE MOLTO INFORMATI SIA SUI DATI DI RIFERIMENTO SIA SUI METODI ANALITICI, CIOÈ SPESSO SONO DATI SOLO PER ESPERTI.

9.
DICITURE SPECIALI
COME "SENZA CONSERVANTI" O "CON BASSO CONTENUTO DI…"O "RICCO DI…", O TANTE ALTRE DICITURE ACCESSORIE NON DANNO INFORMAZIONI REALI, SONO SOLO INFORMAZIONICOMMERCIALI PER INDIRIZZARE LE SCELTE DEL CONSUMATORE. BISOGNA SOLO RICORDARE CHE CI SONO ALCUNI TERMINI RISERVATI DI CUI LA LEGISLAZIONE LIMITA L’USO SOLO IN CASO DI DIFFERENZE EFFETTIVE DALLA MEDIA DEI PRODOTTI PRESENTI.

10.
IL CODICE A BARRE
NON è SOLO UN CODICE INTERNO, RISPONDE A REGOLE PRECISE, è DI DIFFICILE LETTURA MA PUò SPESSO AIUTARE AD INDIVIDUARE DELLE VERE E PROPRIE TRUFFE SUL PIANO COMMERCIALE, PROSSIMAMENTE ANCHE LA TRACCIABILITA’ DELLA FILIERA POTRA’ ESSERE ESPLICITATA CON QUESTO SISTEMA.

Questo è un elenco, certo non esaustivo, delle informazioni che possono essere presenti in etichetta, però dicono quanto sia importante leggere con attenzione e individuare le informazioni realmente importanti. L’etichetta è l’unico strumento di tutela dei consumatori, non dobbiamo dimenticarlo, certo non sempre è sufficiente, ma è uno strumento importante da non sottovalutare.

Tratto dall’archivio della rivista "CASA MIA – L’informazione del consumatore"

  • Giugno, 15
  • 2245
  • Alimentazione
  • More

Da domani, 15 giugno, obbligo di etichettatura per la passata di pomodoro

Parma, 14 giugno 2006 – Confconsumatori ricorda che da domani, 15 giugno ,  entrerà in vigore l’obbligo di etichettatura di origine per tutte le confezioni di passata di pomodoro . Sull’etichetta dovranno essere indicate la zona effettiva e la nazionalità della coltivazione.

Grazie a tale disposizione, contenuta nel decreto ministeriale firmato dagli ex Ministri Alemanno e Scajola, potrà chiamarsi passata di pomodoro solo quella proveniente da spremitura di pomodoro fresco . Non potranno chiamarsi “passata” i prodotti a base di concentrato di pomodoro, del quale si registra una importazione crescente da paesi extra UE e in particolare dalla Cina.

Confconsumatori rileva l’importanza di questo provvedimento, che segna un passo in avanti nella tutela della produzione agricola italiana e nella informazione del consumatore, che può così compiere scelte di acquisto consapevoli. La scelta di etichettare il pomodoro risponde ad un’esigenza di sicurezza e di garanzia della provenienza italiana delle passate di pomodoro, di cui potrà beneficiare l’intero mercato .

La nuova disciplina conferma l’importanza della ricerca condotta da Confconsumatori nell’ambito del progetto “Un paniere di qualità“, cofinanziato dal Ministero attività produttive, volta a dimostrare come una informazione volontaria e trasparente dei soggetti della filiera sulle materie prime usate e sul  processo di lavorazione non aumenta necessariamente i costi, ma attribuisce loro affidabilità e un maggiore vantaggio competitivo. 

  • Giugno, 14
  • 2317
  • Alimentazione
  • More

Mobili con etichetta

22 febbraio 2005 – Grazie alla Circolare n. 1 del 3 agosto del 2004, non potrà più accadere che dei mobili, per esempio prodotti con pannelli truciolari, vengano venduti come di "legno massiccio". Dall’8 febbraio 2005, infatti, i prodotti in legno (mobili, complementi di arredo e qualsiasi altro oggetto o manufatto realizzato con l’impiego del legno) devono possedere una "carta di identità", cioè una scheda identificativa o scheda prodotto . La scheda deve essere fornita dal produttore dei mobili al distributore e, da quest’ultimo esposta e resa disponibile al consumatore. Infine, deve essere consegnata all’acquirente all’atto della conclusione del contratto di vendita, cioè al momento della consegna del prodotto. Informiamo i consumatori – afferma Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori – che la scheda identificativa deve obbligatoriamente riportare: – il nome o la ragione sociale o il marchio del produttore – la sede del produttore o dell’importatore – la tipologia ed i materiali impiegati per la struttura e per i rivestimenti del prodotto (anche quando vengano impiegati materiali simili al legno) – le istruzioni per la manutenzione e la pulizia, se opportune e necessarie".

La scheda può contenere indicazioni riguardanti lo smaltimento del prodotto in legno, una volta esaurito il suo ciclo di vita. Mara Colla ha anche rivolto l’invito ai produttori e ai distributori di mobili e accessori a fornire ai consumatori informazioni chiare, complete e, soprattutto, veritiere .

Confconsumatori svolgerà indagini per verificare i contenuti della "scheda di prodotto" e ne darà informazione pubblica allo scopo di offrire elementi di conoscenza utili agli acquirenti. L’associazione chiederà inoltre l’applicazione delle sanzioni previste a carico di coloro che non daranno le informazioni e le garanzie di legge.

  • Febbraio, 22
  • 2516
  • Acquisti e Garanzie
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“CARO… CIBO” Indagine statistica dell’Eurispes sui prezzi dei prodotti alimentari in collaborazione con la Coalizione dei Consumatori Roma, gennaio 2003

INDAGINE STATISTICA DELL’EURISPES IN COLLABORAZIONE CON LA COALIZIONE DEI CONSUMATORI ADICONSUM, ASSOUTENTI, CITTADINANZATTIVA, CONFCONSUMATORI, LEGA CONSUMATORI, MOVIMENTO CONSUMATORI, MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO, UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI

Roma, gennaio 2003

Nella prima settimana di dicembre, duecento rilevatori, fra volontari delle associazioni dei consumatori ed esperti professionali della rete Eurispes, hanno scandagliato i mercati rionali, i negozi di alimentari, le macellerie, le rivendite di ortofrutticoli, i supermercati ed i discount alimentari di tutta Italia ed hanno misurato le variazioni dei prezzi dei prodotti alimentari così come sopportati dalle famiglie italiane, cercando anche di capire perché si è creata tanta disparità fra le cifre fornite dall’Istituto Centrale di Statistica e la percezione dell’uomo della strada.

Per ognuno dei 150 prodotti presi in esame i rivelatori dovevano registrare i prezzi applicati al momento della loro visita nel punto di vendita prescelto ma soprattutto (con una operazione delicata e difficile, che ha comportato non poche difficoltà e della quale siamo particolarmente orgogliosi) ricostruire, sulla base di testimonianze certe, i prezzi degli stessi articoli al dicembre 2001. I prezzi al 2001 dovevano essere ricavati da: listini prezzi sia quelli stampati sia quelli ancora presenti nelle memorie dei computer, scontrini e "strisciate" di spese compiute l’anno precedente, inserti pubblicitari pubblicati sui giornali e dèpliant con elenchi dei prodotti e dei prezzi, gruppi di discussione (composti dai clienti e dallo stesso venditore) davanti ai banchi dei mercati o dentro le rivendite.

Oggi, terminate le elaborazioni, che hanno richiesto alcune settimane, a causa della complessità e dell’abbondanza dei dati, sappiamo che l’aumento del costo dell’alimentazione per le famiglie italiane è stato in un anno del 29%, ben di più quindi di quel 3,8%, che secondo l’Istat sarebbe l’incremento inflattivo fra novembre 2002 e novembre 2001 per la voce "Prodotti alimentari e bevande analcoliche" (i dati di dicembre non sono ancora stati diffusi).

La differenza è così grande che ci si è interrogati se essa non dipendesse dalle diverse metodologie di calcolo, dal momento che l’Eurispes lavora sulla media delle variazioni dei singoli prezzi, mentre l’Istat sulle variazioni dei prezzi medi. Abbiamo quindi calcolato l’aumento dei prezzi utilizzando la metodologia Istat ed in effetti la variazione risulta molto più contenuta e pari a +13%, ma pur sempre tre volte superiore a quella denunciata dall’Istituto Centrale di Statistica. La differenza delle due metodologie non è soltanto teorica, dal momento che con quella Eurispes misuriamo gli incrementi di prezzo degli stessi prodotti nelle stesse rivendite, con quella Istat le variazioni della spesa delle famiglie per lo stesso insieme di beni. È evidente che l’Eurispes non ha scelto a caso la propria metodologia: essa infatti dà ragione della percezione del consumatore che, a distanza di un anno, vuole comprare lo stesso prodotto nella stessa rivendita. Ragionando viceversa sui prezzi medi, con un calcolo che, se appare più corretto a chi dovrà inserire il dato in un contesto di misurazioni macroeconomiche, assorbe però implicitamente ogni possibile spostamento del consumatore da un punto vendita più caro ad uno più a buon mercato nonché da una qualità superiore ad una inferiore. In termini di spesa erogata per la stessa quantità di cibo l’incremento dei prezzi è in definitiva del 13%, ma, in termini di soddisfazione del consumatore o, se si preferisce, di economia del benessere tale incremento è del 29%. Tale lievitazione dei prezzi dei prodotti alimentari è esattamente corrispondente a quella che tutti abbiamo sperimentato andando a fare la spesa. Se ritornassimo nello stesso mercato o negli stessi negozi o nello stesso supermercato e comprassimo gli stessi prodotti di un anno fa, con lo stesso esborso il nostro carrello sarebbe più vuoto di un terzo o, simmetricamente, acquistando le stesse quantità degli stessi prodotti nelle stesse rivendite spenderemmo il 30% in più.

Non vi è dubbio che è questa l’inflazione che sopportano le famiglie, costrette o a spendere molto di più, o a ridurre la qualità della propria alimentazione o a perdere più tempo per la spesa quotidiana scegliendo rivendite più economiche, ma più scomode (e in questo caso occorrerebbe calcolare il peso dei costi e dei disagi procurati dal doversi mettere alla ricerca del prezzo più basso).

Per visualizzare il testo dell’indagine clicca qui

  • Gennaio, 1
  • 2693
  • Alimentazione
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