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TAG: rifiuti

Cartelle Equitalia fantasma a Minturno «La notifica è depositata nella casa comunale», ma in Comune non c’è nessun documento. Confconsumatori si rivolge alla Procura di Cassino

Minturno – Latina, 6 febbraio 2015 – Lo sportello di Confconsumatori di Minturno ha ricevuto numerose segnalazioni di consumatori riguardanti una prassi sconcertante messa in atto dagli addetti notificatori di Equitalia.

Nella cassetta delle lettere, diversi consumatori hanno trovato una raccomandata con la quale il notificatore informava che, non avendo rinvenuto nel proprio domicilio l’utente, provvedeva alla notifica ai sensi dell’art. 140 c.p.c. con consequenziale deposito presso la casa comunale dell’atto da notificare. Il problema, che ha dell’incredibile, è che nella casa comunale, visitata immediatamente dai consumatori, non c’era nessuna traccia della notifica citata dagli addetti di Equitalia nella raccomandata.

«Tale circostanza – commenta il responsabile provinciale, l’avvocato Franco Conte – impedisce di fatto la possibilità per l’utente di prendere contezza di quanto si asserisce essergli stato notificato sia per il pagamento, se dovuto, sia per l’eventuale opposizione, se ne ricorrono le condizioni. Ma cosa ancora più grave è che questa prassi, oltre a rendere impossibile per l’utente il reperimento della cartella esattoriale, di fatto costituisce un illecito penale, ragion per cui Confconsumatori ha provveduto in questi giorni ad assistere i consumatori nello sporgere querela presso la Procura della Repubblica di Cassino al fine di accertare le responsabilità penali esistenti».

Oltre alla querela, Confconsumatori ha anche provveduto a depositare un’informativa dettagliata sul caso presso il Comune di Minturno, affinché possa prendere tutti i provvedimenti del caso e rendersi parte attiva nei confronti della società Equitalia al fine di evitare ulteriori disagi e danni a carico dei consumatori.

«Invitiamo – chiude Conte –tutti coloro che abbiano avuto episodi simili a contattare gli sportelli di Confconsumatori e segnalare il comportamento scorretto dei notificatori di Equitalia».

  • Febbraio, 6
  • 3448
  • Lazio, Lombardia, Pratiche commerciali scorrette, Rapporti con Pubblica Amministrazione, Servizi e Società
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Bollette Tares poco chiare: rimborso a Reggio Emilia Un anno fa Confconsumatori aveva presentato il ricorso perchè la bolletta non era a norma: "Tutti devono rispettare la legge". Pronti altri 10 ricorsi.

Reggio Emilia, 21 gennaio 2015 – Nei giorni scorsi Secondo Malaguti, presidente di Confconsumatori Reggio Emilia, ha reso noto l'esito positivo del ricorso alla Commissione Tributaria provinciale presentato un anno fa dal commercialista Davide Grasselli per contestare un avviso di pagamento della Tares da 385 euro, relativo alla tassa comunale rifiuti del 2013. I giudici della Commissione Tributaria hanno ordinato a Iren, gestore locale del servizio su concessione del Comune, di risarcire l'utente. Una sentenza dirompente e un importante precedente di cui il Comune e il gestore dovranno per forza tenere conto, visto che potrebbero essere contestati circa 30 milioni di euro di pagamenti. 

Le due argomentazioni principali accolte dai Giudici della Commissione tributaria si basano sull'articolo 3 della L. 241/90 e sull'articolo 7 della L. 212/2000 (lo Statuto dei diritti del Contribuente), ribadito anche da una successiva sentenza della Corte di Cassazione (sent. 2014/7056). In sostanza le carenze del gestore erano due:

  1.  Mancavano, nella richiesta di pagamento contestata, le informazioni necessarie al cittadino per poter fare ricorso: le modalità, i termini e l'organo giurisdizionale o l'autorità amministrativa a cui rivolgersi. Il gestore ha l'obbligo di inserire nella bolletta tutte le informazioni utili al cittadino "Con quel grado di determinatezza e intellegibilità idonei a consentire un esercizio non difficoltoso del diritto di difesa". 
  2. Mancava anche, nella bolletta contestata, una spiegazione su come il gestore sia arrivato a quantificare l'importo richiesto. Ma la legge prevede che l'importo debba essere motivato e che la "motivazione deve indicare i presupposti di di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione".

Secondo la Commissione Tributaria, la motivazione alla base della richiesta di pagamento del gestore era "criptica" e mancava di "quel grado di intellegibilità idonea a consentire un esercizio non difficoltoso del diritto di difesa, specialmente se si tiene conto dell'utenza quanto mai variegata". Inoltre, sempre per la Commissione, il gestore "non ha giustificato come sia pervenuto a quantificare il moltiplicatore mq, cioè l'importo per quota fissa e per quota variabile dell'immobile".

Malaguti_Grasselli

da sinistra: Secondo Malaguti e Davide Grasselli [foto: Il Resto del Carlino]

Ora sono già una decina i consumatori che si sono rivolti a Confconsumatori Reggio Emilia per manifestare la propria intenzione a presentare nuovi ricorsi contro il pagamento della Tares. "Si apre un precedente che gioca molto male nei confronti di Iren e del Comune di Reggio Emilia – commenta il commercialista Grasselli – Penso che porranno rimedio alla stortura. Credo anche che Iren impugnerà la sentenza, ma finché non sarà riformata avrà pieno valore". 

Per Secondo Malaguti, Confconsumatori ha voluto affermare un principio: "Guardando la bolletta il cittadino deve capire tutti i passaggi che hanno portato a quell'importo e nella bolletta stessa devono esserci gli estremi per consentire un eventuale ricorso o contestazione". Malaguti si è detto dispiaciuto delle parole del neoassessore al bilancio di Reggio Emilia che ha dichiarato: "Attenderò di vedere se l'orientamento verrà confermato in seguito". "Immagina che Iren farà ricorso contro una legge di stato?  – replica Malaguti – Questa è un'offesa ai giudici, ma ancor più ai cittadini e alle imprese considerati più come sudditi chiamati comunque a pagare piuttosto che pretendere il rispetto delle leggi. Si tratta – chiude Malaguti – di un banco di prova per vedere se il Comune intende perseguire la linea dello scontro o condivide il fatto di rispettare la legge". 

Scarica la sentenza della Commissione Tributaria.

  • Gennaio, 22
  • 4223
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Tares: contestato avviso di pagamento a Reggio Emilia Con una conferenza stampa Confconsumatori ha annunciato il primo ricorso sugli avvisi ritenuti illegittimi

Piacenza, 19 novembre 2013  – Ieri a Piacenza, nel corso di una conferenza stampa indetta da Confconsumatori regionale, sono state ilustrate le motivazioni alla base del primo  ricorso "pilota" presentato alla commissione tributaria contro un avviso di pagamento della Tares (acconto prima rata 2013) , ricevuto da un cittadino di Reggio Emilia, e contestato dall'associazione in quanto illegittimo. Secondo il presidente regionale  Secondo Malaguti , il responsabile di Confconsumatori Piacenza  Dario Gatti  e il consulente  Davide Grasselli , negli avvisi emessi sul territorio di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, mancherebbero alcuni elementi formali necessari.

«Il provvedimento impositivo, ovvero l'avviso di pagamento,  – ha spiegato Grasselli – è stato emesso in  carenza di ogni elemento utile per verificare l'esattezza della pretesa comunale , e ciò in spregio ad ogni esigenza di trasparenza e motivazione dei provvedimenti amministrativi. Inoltre, in atti, oltre all'ubicazione nella quale viene indicata solo la via, non si rinviene nessuna altra informazione che consenta un adeguato e rigoroso controllo delle somme presuntivamente ritenute dovute. E' poi indubbio  – ha aggiunto Grasselli – come  l'avviso di pagamento ricevuto dai contribuenti non contenga il calcolo dell'imposta , con il quale si arriva agli importi richiesti in tema di Tares e di Tributo ambientale provinciale.  Non si capisce nemmeno quante siano le rate  2, o 3 o di più. E infine è indubbio che  non siano indicati i termini entro cui fare ricorso , la commissione tributaria competente e le forme da osservare ai sensi della dsl 546/92 ».

« Chi ha già pagato  – hanno spiegato  Malaguti e Gatti  –  e vuole presentare ricorso, deve prima chiedere il rimborso ad Iren. Se, come è prevedibile, verrà opposto rifiuto, da questa risposta si riapriranno i 60 giorni per presentare il ricorso alla tributaria. Se, invece, Iren non rispondesse, dopo i 90 giorni del silenzio-rifiuto, ci saranno i 60 giorni per presentare il ricorso ».

Scarica la nota stampa della conferenza.

 

  • Novembre, 19
  • 2832
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Iva rifiuti: seconda vittoria a Parma già avviate le prime cause cumulative Conclusa anche la seconda causa “pilota” avviata nel 2012: dopo la prima vittoria di febbraio, il GdP di Parma ha dato ancora ragione al consumatore

Parma, 20 settembre 2013 – Ci è voluto quasi un anno e mezzo ma alla fine, anche la seconda delle due cause “pilota” avviate da Confconsumatori nel 2012 per la restituzione dell’Iva illegittimamente versata sulla Tia sui rifiuti si è conclusa con un’altra vittoria del consumatore e la condanna di Iren a rimborsare l’utente.

Forte della prima pronuncia di febbraio, tra marzo e aprile 2013 Confconsumatori aveva aperto le porte ai parmigiani interessati a partecipare alle cause cumulative per la restituzione dell’Iva: hanno risposto all’appello quasi 3000 cittadini tra Parma e provincia. Le prime cause cumulative sono state già avviate e, a poco a poco verranno ricontattati tutti i consumatori che hanno aderito e l’associazione spera di ottenere le prime pronunce entro la fine del 2014.

« Anche in questo secondo caso la decisione del Giudice è molto importante – spiegano i legali di Confconsumatori Parma Graziella Catanzariti e Grazia Ferdenzi , che hanno assistito i primi parmigiani rimborsati – perché, uniformandosi alla sentenza Cassazione del 9 marzo 2012, stabilisce il diritto alla restituzione degli importi versati a titolo di Iva sulla Tariffa di Igiene Ambientale . Entrambi i Giudici hanno ritenuto che la Tia non é un’entrata patrimoniale di diritto privato ma una mera variante della Tarsu e dunque conserva la qualifica di tributo, sul quale non doveva applicarsi l’Iva» .

Per Confconsumatori il ricorso alla Giustizia si è reso necessario dopo anni di richieste inviate da migliaia di cittadini al Comune, all’Agenzia delle Entrate e al Gestore del servizio raccolta rifiuti, tutte rimaste inascoltate, e dopo che l’appello inviato nel marzo 2012 al premier Mario Monti perché intervenisse a livello normativo non ha sortito alcun effetto.

« Continuiamo a sperare in una soluzione stragiudiziale della vicenda , – dichiara Mara Colla , Presidente nazionale di Confconsumatori – dato il numero altissimo di cittadini interessati sul territorio nazionale. Stante l’inerzia governativa, abbiamo intrapreso innanzi ai Giudici di pace in moltissimi comuni, fra cui Parma, diverse cause civili e le positive pronunce finora ottenute ci confortano della giustezza della nostra battaglia . E’ una questione di principio, più che economica, che i consumatori devono affrontare uniti e decisi. Noi non ci fermeremo : sul piano istituzionale, adotteremo nuove iniziative politiche, insieme alle associazioni dei consumatori che più hanno lavorato in questo ambito, per ottenere una soluzione normativa che, riconoscendo il credito degli utenti, si impegni alla detrazione dell’importo indebitamente percepito sulle fatture future; sul piano giudiziario, esaurite le prime cause cumulative a Parma come altrove, raccoglieremo altre adesioni per radicare nuove cause cumulative, che tanti cittadini ci spronano a fare ».

Guarda il servizio andato in onda su Tv Parma.

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da sinistra: Graziella Catanzariti, Mara Colla, Grazia Ferdenzi

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  • Settembre, 20
  • 6797
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Processo ATO2 Messina: Confconsumatori risarcita Tre condanne per i componenti del CdA e risarcimento per i Comuni e Confconsumatori. Capria: «legittimati a rappresentare i cittadini»

Barcellona, 20 maggio 2013 – Si è chiuso con la condanna a 8 mesi di reclusione dei tre componenti del CdA dell'Ato Me 2 di Barcellona il processo, celebrato col rito abbreviato, in cui si contestava agli amministratori della società d'ambito il falso in bilancio. Riconosciuto anche il risarcimento di Confconsumatori, costituitasi parte civile , come Adoc e gran parte dei 38 comuni soci dell' Ato Me2, compresi Barcellona e Milazzo. Assolti i tre componenti del collegio dei revisori.

Il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, a conclusione del processo di primo grado, ha riconosciuto la legittimazione di Confconsumatori Messina a rappresentare gli interessi dei cittadini dei Comuni ricadenti nell’ambito territoriale di competenza della predetta  società, disponendo a carico degli imputati l’obbligo di risarcire l’associazione in misura da quantificarsi in sede civile.

«Si tratta – afferma il Presidente Provinciale, avvocato Fulvio Capria – di un’altra importante affermazione per la nostra associazione che si conferma sempre più come punto di riferimento per i consumatori utenti della provincia di Messina. L’intento di Confconsumatori nell’intraprendere battaglie incisive come questa, è quello di assicurare il rispetto , da parte dei soggetti responsabili, di un servizio efficiente di raccolta dei rifiuti con una gestione equilibrata e corretta della stessa».

  • Maggio, 20
  • 2699
  • Sicilia
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Rimborsi Iva rifiuti: circa 2700 adesioni alle cause Chiuse il 30 aprile le adesioni alla prima tranche di cause cumulative a Parma: «Una battaglia doverosa e irrinunciabile»

Parma , 16 maggio 2013 – Un’adesione nettamente al di sopra delle aspettative: Confconsumatori Parma ha chiuso lo scorso 30 aprile le adesioni alla prima tranche di cause cumulative per ottenere il recupero dell’Iva versata sulla Tariffa di Igiene Ambientale negli ultimi 10 anni. Sono circa 2700 i cittadini, tra Parma e provincia , che hanno consegnato allo sportello provinciale le fotocopie delle bollette dei rifiuti degli ultimi 10 anni, per ottenere il rimborso dell’Iva illegittimamente richiesta. Confconsumatori risponde alle domande più frequenti da parte dei cittadini.

Avete potuto accogliere tutte le richieste dei cittadini?

“L’enorme numero di richieste ha messo a dura prova le nostre forze – spiega Lorena Frati , responsabile dello sportello provinciale di Confconsumatori – e abbiamo fatto del nostro meglio per dare a tutti ogni chiarimento. Trattandosi di cause cumulative, abbiamo voluto raccogliere domande fra loro omogenee per ragioni legate alla strategia processuale, così sacrificando temporaneamente talune posizioni particolari. Ciò ha dato adito a qualche polemica, purtroppo, che confidiamo di potere assorbire presto, una volta raggiunti altri positivi risultati”.

C’è preoccupazione per le dichiarazioni di Iren, che ha confermato a mezzo stampa la propria contrarietà ai rimborsi?

« Siamo consapevoli che Iren non è direttamente responsabile dell’indebita applicazione dell’Iva – afferma Mara Colla , Presidente nazionale di Confconsumatori – tuttavia, è Iren che fattura e che riscuote (come Enia e Amps negli anni precedenti). É per questo che, in prima istanza, citiamo in giudizio Iren. Si tratta di una battaglia doverosa e irrinunciabile, che Confconsumatori conduce in rappresentanza e in difesa dei cittadini da circa tre anni».

Perché ritenete che sia legittima la richiesta di rimborso dell’Iva versata negli ultimi 10 anni?

«Il problema – spiega Mara Colla – è nato quando gran parte dei Comuni italiani ha sostituito la TARSU (Tassa smaltimento Rifiuti Solidi Urbani) con la TIA (Tariffa Igiene Ambientale). La Corte costituzionale stabilì, con sentenza del 2009, che la TIA è una “tassa” e non una “tariffa” e, dunque, non deve essere gravata di Iva . In forza di tale autorevole pronunciamento, molti cittadini, a Parma e in altre città italiane, hanno chiesto di non assoggettare a Iva gli importi dovuti per il futuro e la restituzione di quanto già pagato. Il Governo dell’epoca, invece di adempiere la pronuncia della Corte emanando gli opportuni provvedimenti, ha modificato il nome: da TIA1 (Tariffa Igiene Ambientale) a TIA2 (Tariffa Integrata Ambientale), qualificandola come “prestazione di servizio” su cui è applicabile l’Iva. In realtà, è talmente vero che si tratta di modifica puramente nominale che il Governo non ha neppure emanato il relativo regolamento di attuazione. E così la TIA2 viene applicata con il regolamento della TIA1, con riferimento al quale la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegittima l’applicazione dell’Iva. A rafforzare le giuste ragioni dei cittadini e la fondatezza della nostra battaglia, è intervenuta anche la sentenza della Corte di Cassazione del marzo 2012 che conferma l’illegittimità dell’Iva sulla TIA ».

Quindi la battaglia non si esaurisce nelle aule giudiziarie?

«Quella sulla TIA – chiarisce Mara Colla – è una battaglia di civiltà , posta in essere da Confconsumatori per una questione di principio e per combattere una stupida vessazione. Comprende l’informazione dei cittadini, il ricorso ai Giudici di pace e l’attività politica di sensibilizzazione dei Ministri competenti. Finora né il Governo Berlusconi, né il Governo Monti, pur richiesti di adottare i provvedimenti necessari a risolvere un problema che riguarda più di 6 milioni di famiglie in Italia, hanno fatto orecchie da mercante. Torneremo alla carica con l’attuale Governo, perché è inammissibile che un problema che riguarda milioni di famiglie debba essere risolto con milioni di cause ».

  • Maggio, 16
  • 2793
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